Detective E. A. Poe
Almeno tre categorie di lettori potranno apprezzare l’ultima fatica di Randall Silvis: gli appassionati di gialli, i fan di Poe e gli innamorati dell’America. Il romanzo è infatti innanzitutto il più classico dei polizieschi: una ragazza scomparsa, un cadavere che affiora dalle acque del porto, un colpevole “ufficiale”, un investigatore ostinato, la progressiva scoperta di una verità insospettabile. Ma se il detective è un giornalista del Daily Mirror di nome Edgar Allan Poe le cose si fanno più complicate. Perché la vittima si chiama Mary Rogers, come la ragazza assassinata che ispirò a Poe la Marie Roget di uno dei suoi racconti più famosi; perché il Poe detective si vede offrire a un certo punto un bicchiere di amontillado; perché la vicenda si conclude con un incendio che fa l’eco a La rovina di casa Usher… Gli esempi si potrebbero moltiplicare. Ma Silvis non si accontenta di costruire una rete di rimandi con le opere di Poe. Intreccia al racconto un discreto, appassionato saggio su di lui. Ne rievoca storia, carattere, genio letterario: «Siamo affascinati dalla sua oscurità. Poiché l’oscurità è seducente e sussurra alle nostre orecchie, toccando il nostro io più primitivo. Non mi riferisco al fondo animalesco che è in noi, quanto piuttosto a un elemento remoto, innato: l’essenziale».
Sullo sfondo, la New York del 1840. Un villaggio di baracche che sta partorendo la città del futuro. «Una lingua di terra maledetta, sulla cui estremità marcivano le peggiori piaghe dell’umanità, il furto, l’ubriachezza e ogni turpitudine della carne; nella parte restante allignavano vizi altrettanto perfidi, ancorché meno evidenti, fra inganni, sotterfugi e un machiavellico disprezzo per la vita delle persone». Eppure un luogo dove per tutti c’è una possibilità: «Questa era l’America dopotutto, e io credevo in quel mito, credevo di avere il sacrosanto diritto di far di tutto per migliorare la mia condizione».
Randall Silvis, Sulle rive della notte, 393 pp. Neri Pozza, euro 17,50
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