E se risparmiassimo 7 miliardi?

Di Castagneto Pierluigi
10 Ottobre 2002
Se l’Italia diventasse europea anche nel sistema scolastico ci sarebbero ingenti risparmi

Se l’Italia diventasse europea anche nel sistema scolastico ci sarebbero ingenti risparmi. Ogni anno i costi si potrebbero abbattere di circa 7 miliardi di euro, quasi il valore dell’intera manovra prevista dalla finanziaria del 2003. Vediamo in che modo. Nel 2001 hanno frequentato la scuola statale 7.607.977 studenti, a cui bisogna aggiungere oltre 838mila studenti iscritti alle scuole non statali. Lo stato per questi studenti spende pochissimo. Si tratta di briciole, quantificate, secondo fonti della Cgil scuola, in 1100 miliardi di lire annui che per la maggior parte sono indirizzate a sostenere le scuole materne non statali e quelle paritaria (gli istituti convenzionati con lo stato in base alla legge sulla parità varata dall’Ulivo). Dunque niente per elementari, medie e superiori non statali. Oltre che una palese violazione di diritti costituzionali, la mancata erogazione è un bell’affare per la finanza pubblica. Il risparmio di risorse fatto a danni di questi studenti ammonta all’incirca a 7.200 miliardi di vecchie lire. A tale cifra si giunge con un semplice calcolo. Il Ministero dell’istruzione indica in 10 milioni annui la spesa per ogni ragazzo che frequenta la scuola statale: se la moltiplichiamo per i ragazzi della non statale si giunge a 8.300 miliardi. A tale somma si devono sottrarre i 1.100 miliardi erogati annualmente. Questo è il primo dato, ma se si continua in questa direzione ci si accorge che i risparmi sarebbero maggiori in un sistema effettivamente paritario. Gli studi di settore indicano che i costi medi per alunno per la frequenza alla cosiddetta “privata” si aggirano sui 6 milioni all’anno, a fronte dei citati 10 milioni per la statale. Dunque quattro milioni di meno a studente equivalenti a un risparmio del 40 per cento pro capite. Immaginando un modello scolastico in cui la frequenza sia al 50 per cento per scuole statali e 50 per cento per le non statali in entrambi i settori e tenendo conto che la stato potrebbe versare a costi correnti solo 6 milioni per metà degli studenti italiani (anziché 10 milioni) si può pensare a un risparmio di circa 14 mila miliardi all’anno, appunto 7 miliardi di euro. E tale risparmio sarebbe al netto delle attuali spese del buono scuola e avrebbe come effetto implicito l’adeguamento degli stipendi dei docenti della non statale.

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