Finanza (e multinazionali) per Lula
«Il Brasile di cui Lula si avvia a diventare presidente è prossimo alla bancarotta, ma gli si darà un grande aiuto perché molte banche fallirebbero se questo Paese si dichiarasse in cessazione dei pagamenti». Di George Soros tutto si può dire, tranne che non conosca le motivazioni profonde che agitano la finanza internazionale. E la sua analisi può dunque dare la chiave vera di tutte le dichiarazioni di simpatia per il leader del Partito dei Lavoratori che continuano ad arrivare dagli ambienti più insospettabili. E non solo dal Brasile, dove facendo evidentemente buon viso a cattivo gioco è stato reso pubblico addirittura un “manifesto” di “imprenditori per Lula”. Lo stesso ha fatto anche la City londinese per bocca del Financial Times: «date una chance a Lula». Ed Enrique Iglesias, il presidente (uruguayano) del Banco Interamericano di Sviluppo: «l’amministrazione brasiliana è solida e Lula imposterà una politica economica improntata alla continuità. I mercati si sono mostrati volatili, ma in realtà a fianco del probabile neo-presidente c’è uno staff di persone autorevole e capace».
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