Mandaci, o Zeus, il miracolo di un cambiamento!
La mia amica Samar mi ha scritto una lettera bellissima, era euforica, era appena tornata da una manifestazione nella sua cittadina, Betania, dove l’esercito israeliano sta costruendo un muro di divisione. Era arrivata al muro con una delle sue figlie del S. Lazarus e aveva visto tanti israeliani dall’altra parte che dimostravano insieme a loro per abbattere il muro. Era felice, dice che le lacrime dell’emozione erano mescolate a quelle dei gas lacrimogeni che gettavano i soldati…
Io non riesco ad essere felice con lei. Anzi, ho un dolore fitto qui, accanto al cuore.
«This is the day that the lord had made» mi dice. Poi aggiunge che avrebbe voluto stringere la mano a un’israeliana al di là del muro ma i soldati non li facevano passare…
D-o, mi aspettano tre anni terribili! Potrei essere la madre di tutti quei soldati, di tutti quei ragazzi di 18-20 anni che salgono sull’autobus per tornare a casa in licenza senza sapere se ne scenderanno interi, che potrebbero sedere su un banco di università o su una canoa in Patagonia e invece stanno là a gettare gas lacrimogeni. D-o, li abbiamo messi al mondo per questo? Li abbiamo tanto attesi… È per questo che ce li hai dati? Per stare di guardia davanti a muri, a chek point, a sinagoghe, a scuole, per fare in modo che qualcuno non entri e si faccia saltare disintegrando i figli, i fratelli, i genitori di altri come loro? Deve esserci un rimedio affinchè i bambini di Betania possano crescere tranquilli senza muro, deve esserci un rimedio affinchè i bambini israeliani possano andare a scuola tranquilli. Deve per forza esistere un modo, una soluzione che porti la normalità.
La normalità che qui in Medioriente non c’è mai stata. Una banale normalità dove si crescono i propri figli per vederli creare qualcosa di buono per il mondo, per mettere a loro volta al mondo altri figli, per vederli lasciare una traccia di bene dietro a sè!
Angelica Calò Livné, da Israele
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