pietà, non parlateci più dell’Ulivo!
Contare quelli del fu Ulivo dà i brividi. Per cominciare, ci sono i cinque tronconi dei Ds: fassiniani, dalemiani, liberal, sinistra salviana (di Cesare Salvi) e correntone. Poi le cinque fazioni della Margherita: il club Bindi&Castagnetti, quello di De Mita&Mancino, quello di Marini&Letta, i prodiani di Parisi e i rutelliani. Quindi lo Sdi di Boselli, l’Udeur di Mastella, gli associati a Dini, i verdi di Pecoraro Scanio, i comunisti di Cossutta. Se non ho contato male, siamo già a quota quindici. Aggiungiamoci gli assimilabili, ossia Di Pietro e una parte dei girotondi, e andiamo a diciassette. Se poi teniamo conto dell’armata per ora invisibile di Sergio Cofferati, il totale fa diciotto. Una babele terrificante. Dove tutti la pensano diverso quasi su tutto. E dove l’odio fraterno è il sentimento più diffuso. Diciamolo con franchezza: oggi come oggi, non esiste nessun direttore d’orchestra in grado di far suonare alcunché a questa accozzaglia di tromboni, pifferi e cornette. Anzi, la verità è più tragica. Dal momento che persino nel partito più grande, i Ds, sembra tramontata la possibilità di contare su di un leader o su un gruppo dirigente in grado di arginare il disordine. Oggi i Ds sono un Titanic in navigazione verso l’iceberg che lo affonderà. […] Il congresso di Pesaro è ormai un reperto da antiquariato querciaiolo. Dentro i Ds, crescono quelli vogliosi di celebrarne un altro, che rovesci la frittata. Tutti i capi clan hanno rialzato la testa. Persino i più celebrati possessori di nervi d’acciaio (vedi D’Alema) rischiano di dar fuori di matto. La base degli iscritti, e ancor più quella elettorale, assistono attonite a questo suicidio al rallentatore. […] Diciamolo: il Berlusca risulta una figura quasi tragica, rispetto a quei tacchini dei capi ulivisti che corrono appresso al cuoco incaricato di sgozzarli. Ma allora, per favore, non parlateci più dell’Ulivo. Ogni partito si gratti le proprie rogne. E faccia, se può, la sua corsa verso una nuova normalità. Poi, quando le elezioni saranno più vicine, ne discuteremo. Giampaolo Pansa, “Non parlateci più di questo Ulivo”, L’Espresso, 17.10.02)
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