Islam, la grande depressione

Di Rodolfo Casadei
17 Ottobre 2002
Hanno inventato l’algebra e gli algoritmi, coltivato l’astronomia e fondato le prime università

Hanno inventato l’algebra e gli algoritmi, coltivato l’astronomia e fondato le prime università, ma oggi non possono definirsi avanzati in tema di scienza e tecnologia, e loro stessi lo ammettono: i musulmani piangono sulla loro passata grandezza, e si dicono convinti che il futuro non riservi loro grandi progressi in campo scientifico e tecnologico. Lo ha appurato la Gallup nella sua grande indagine demoscopica condotta nel corso di quest’anno in nove paesi islamici. In nessuno di essi l’opinione che il futuro dei paesi musulmani sia roseo dal punto di vista scientifico e tecnologico riesce ad essere maggioritaria. Solo in Pakistan e Arabia Saudita questa idea convince più del 40% degli intervistati. Ma negli altri sette paesi i pessimisti sono largamente maggioritari: dai due terzi ai quattro quinti degli interpellati. Forse condividono i sentimenti di Tom Friedman, il giornalista americano vincitore del premio Pulitzer che l’anno scorso ha visitato una madrasa pakistana: “È stata un’esperienza impressionante ed inquietante allo stesso tempo. Impressionante perché le madrase forniscono educazione, vitto e alloggio, vestiti e ospitalità a migliaia di ragazzi pakistani che altrimenti starebbero sulle strade, a causa del collasso della scuola statale. Inquietante perché il curriculum è quasi interamente religioso, e risale ai tempi dell’imperatore Aurangzeb Alamgir, morto nel 1707; nella biblioteca c’era solo uno scaffale di libri scientifici, quasi tutti risalenti agli anni Venti”.

Articoli correlati

0 commenti

Non ci sono ancora commenti.