L’imbalsamatore

Di Simone Fortunato
17 Ottobre 2002
“Un film piccolo, interessante, inconsueto”

Lo strano legame tra un ambiguo imbalsamatore e un giovane ingenuo ed affascinante è messo in crisi dall’arrivo di una donna scomoda.

Peppino è un uomo strano e solitario. Fisicamente ripugnante (è basso e storpio), è un uomo deciso, affabile, e cortese fino all’eccesso. Di professione è imbalsamatore.
Mestiere che ama e che desidera insegnare ai più giovani. Valerio è invece un giovane, bello, alto, affascinante. Figlio della fortuna, vive alla giornata. E ama gli animali (imbalsamati). Tra i due ci sarà subito feeling. Giallo-nero pregevole e decisamente sopra la media dei film italiani. Avvolgendo tutto il film intorno sull’esile filo dell’ambiguità (chi è Peppino?, Che cosa fa realmente nella vita?, Quali i suoi rapporti con la Camorra? Che tipo di rapporto intercorre tra i protagonisti?), Garrone non inventa forse nulla di nuovo, ma ha il merito di scommettere su tre buoni attori, su un’idea ben rodata al cinema (un mediterraneo ménage à trois) e su un’ambientazione coinvolgente e credibile. Scommette e vince, perché L’imbalsamatore ha tensione da vendere ed un approfondimento psicologico tutt’altro che banale. Un film piccolo, interessante, inconsueto e misterioso. A partire dal titolo.

di M. Garrone
con E. Mathieux, V. Foglia

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