Meno psicologi, più genii

Di Mamma Oca
17 Ottobre 2002
“Perché accontentarsi dell’indice della Gioconda?”

Siamo talmente in balia degli eventi da dover sempre ricorrere agli psicologi? Allo stesso modo con cui ci aiutano a scegliere una cameretta o la dieta per nostro figlio, ci aiuteranno a capire quei ragazzi che hanno ucciso, a capire cosa dobbiamo fare noi genitori? Personalmente non ho mai trovato risposte, corrispondenze totalmente esaurienti tra ciò che penso e desidero e ciò che mi rispondono, così che qualche aspetto rimane sempre escluso: come nel caso dei ragazzi di Leno, le teorie espresse a volte dimenticano la vittima, non rendendole giustizia, a volte i colpevoli, licenziandoli con “sono dei mostri”, se non “è tutta colpa della società”, a volte i genitori, colpevolizzati o no, a seconda delle scuole di pensiero, e ti rimane un’attesa di chiarimento, di “che senso ha, cosa devo fare”, non soddisfatta. Ricordando un esempio, che ci faceva a lezione don Luigi Giussani, dobbiamo decidere se guardare un quadro da tre centimetri di distanza, per studiare, capire ogni centimetro quadrato, spostandoci di cm. in cm. con l’esperto di turno, o guardarlo da tre metri, cogliendolo nella sua bellezza totale, nella sua complessità, e, se oscuro, facendoci aiutare a interpretarlo. E chi ci aiuterà a cogliere il senso del quadro, cioè, fuor di metafora, della realtà? Troverò più esauriente, più rispondente le mie domande di madre con figli adolescenti, ciò che dice lo psichiatra Andreoli a proposito della “banalità del male”, o quello che ne ha scritto, ben prima di lui, la filosofa H. Arendt? La ricerca di corrispondenza tra i desideri, le domande che hai nel cuore e le risposte che altri uomini hanno dato nel tempo, non ti fa accontentare di ragionamenti parziali. Per questo ci è più corrispondente la Arendt, che parla dei processi automatici che portano inevitabilmente al male, e, donatrice di speranza, ricordandoci quell’“infinitamente improbabile” che può interrompere questi processi, quel dono che è la libertà dell’uomo. Perché accontentarci di guardare il dito indice della Gioconda?

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