Meno psicologi, più genii
Siamo talmente in balia degli eventi da dover sempre ricorrere agli psicologi? Allo stesso modo con cui ci aiutano a scegliere una cameretta o la dieta per nostro figlio, ci aiuteranno a capire quei ragazzi che hanno ucciso, a capire cosa dobbiamo fare noi genitori? Personalmente non ho mai trovato risposte, corrispondenze totalmente esaurienti tra ciò che penso e desidero e ciò che mi rispondono, così che qualche aspetto rimane sempre escluso: come nel caso dei ragazzi di Leno, le teorie espresse a volte dimenticano la vittima, non rendendole giustizia, a volte i colpevoli, licenziandoli con “sono dei mostri”, se non “è tutta colpa della società”, a volte i genitori, colpevolizzati o no, a seconda delle scuole di pensiero, e ti rimane un’attesa di chiarimento, di “che senso ha, cosa devo fare”, non soddisfatta. Ricordando un esempio, che ci faceva a lezione don Luigi Giussani, dobbiamo decidere se guardare un quadro da tre centimetri di distanza, per studiare, capire ogni centimetro quadrato, spostandoci di cm. in cm. con l’esperto di turno, o guardarlo da tre metri, cogliendolo nella sua bellezza totale, nella sua complessità, e, se oscuro, facendoci aiutare a interpretarlo. E chi ci aiuterà a cogliere il senso del quadro, cioè, fuor di metafora, della realtà? Troverò più esauriente, più rispondente le mie domande di madre con figli adolescenti, ciò che dice lo psichiatra Andreoli a proposito della “banalità del male”, o quello che ne ha scritto, ben prima di lui, la filosofa H. Arendt? La ricerca di corrispondenza tra i desideri, le domande che hai nel cuore e le risposte che altri uomini hanno dato nel tempo, non ti fa accontentare di ragionamenti parziali. Per questo ci è più corrispondente la Arendt, che parla dei processi automatici che portano inevitabilmente al male, e, donatrice di speranza, ricordandoci quell’“infinitamente improbabile” che può interrompere questi processi, quel dono che è la libertà dell’uomo. Perché accontentarci di guardare il dito indice della Gioconda?
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