Cari insegnanti…

Di Tempi
24 Ottobre 2002
Sono una studentessa di 18 anni e frequento l’ultimo anno del liceo classico

Sono una studentessa di 18 anni e frequento l’ultimo anno del liceo classico. Sento il bisogno di rivolgermi a voi, riflettendo sui fatti di cronaca avvenuti negli ultimi tempi che vedono protagonisti ragazzi capaci di compiere azioni mostruose… Perché accadono queste cose? Che cosa ha tolto ai ragazzi la voglia di vivere, per cui il divertimento più grande si cerca nello sballo del sabato sera, in una canna o in una pasticca? Dove sbagliano la famiglia e la scuola, che hanno il compito di indirizzare i nostri slanci verso ideali positivi e di aiutarci a trovare il senso del nostro agire?
Molte volte a noi giovani sembra di studiare per inerzia, senza una vera ragione. Non possiamo studiare senza capire il senso e senza avere presente l’utilità che lo studio ha per noi, non quella che avrà in futuro perché studiando riusciremo a trovare un lavoro e a guadagnare, ma l’utilità e la bellezza che c’è per noi adesso. La passione allo studio di una materia nasce solo guardando qualcuno realmente appassionato da essa. Richiamateci spesso alle ragioni per cui può essere interessante anche la fatica, se è mossa da una passione vera.
E, soprattutto, aiutateci a inseguire i veri ideali e non le ideologie. All’inizio dell’anno scolastico sono rimasta sconcertata dalla decisione degli insegnanti di Cgil, Cisl e Uil Lombardia di scioperare alla prima ora di lezione. Come si può iniziare un nuovo anno con una protesta, cioè con una negatività? Si dovrebbe iniziare con lo slancio appassionato e coinvolgente di un insegnante consapevole di affrontare un’avventura e di intraprendere un cammino in cui è in gioco la ricerca di se stessi, degli altri e del significato di tutta la realtà. Capisco che per un insegnante mettere in gioco se stesso è difficile, ma è il solo modo per instaurare un rapporto vero. A scuola sembra che la nostra massima aspirazione sia quella di essere bravi cittadini del mondo globale: ci si educa a instaurare con gli altri rapporti onesti, a non inquinare, a essere multiculturali, ad accettare le scelte di tutti, perché in fondo una cosa vale l’altra. Il mio desiderio non è quello di sforzarmi di essere tollerante e di vagliare tutte le esperienze perché tanto è possibile, anche uccidere la propria madre o la propria vicina di casa, ma di scoprire e trattenere ciò che davvero dà felicità e senso alla vita. Se voi insegnanti ci guardaste più spesso con la coscienza di quello che noi giovani siamo e desideriamo, forse la scuola sarebbe un luogo di confronto dove non saremmo solo infarciti di nozioni e ideologia, ma aiutati a crescere. Un cambiamento è sempre possibile!

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