Un popolo è l’immagine che guarda
Il Papa ci chiede di riprendere con fiducia tra le mani la corona del Rosario e aggiunge: «Che questo mio appello non cada inascoltato!». Vorremmo dire al Santo Padre che non solo non cadrà inascoltato, ma che lo ringraziamo per la certezza e la positività che le sue parole e i suoi gesti donano alla nostra vita. Solo veri testimoni riescono a suscitare movimenti di popolo e novità di vita: vedere come il Papa vive quello che dice mette voglia di fare quello che chiede. Forse è per questo che si prova tanta gratitudine ad essere così interpellati da lui. Torna alla memoria la sua persona inginocchiata davanti a un’immagine mariana, o con l’ostia consacrata tra le mani, a volte pieno di dolore in un’accorata domanda. Guardando al Papa in preghiera si ha la sensazione di assistere ad un colloquio vivo. Il Papa parla con Qualcuno che sa essere presente oggi, e che gli dà la certezza di chiedere per questo mondo d’oggi, perché il cristianesimo dopo 2000 anni non ha perso nulla della freschezza delle origini. Certo della presenza di Gesù nel mondo il Papa osa chiedere a Lui, e osa chiedere anche a noi, per questo ci sembra di riascoltare l’invito della Madre di Cristo a Cana: «Fate quello che vi dirà». Il Papa ci chiede di pregare e di non farlo soli, ci chiede di pregare insieme, perché di fronte alla stupidità o all’orrore che il mondo mette ogni giorno sotto i nostri occhi, «riprendere a recitare il Rosario in famiglia significa immettere nella vita quotidiana ben altre immagini, quelle del mistero che salva: l’immagine del Redentore, l’immagine della sua Madre Santissima». La preghiera non è l’atto rinunciatario di chi, ormai impotente di fronte al male e al bisogno, prova anche quest’ultima strada. No, la preghiera è la fonte, è il luogo dove il ricordo di Cristo e la certezza della redenzione invadono la vita e la coscienza. è nella preghiera che l’amore di Cristo si scava una dimora che riempie di sé prima la nostra vita, poi quella di tutti. Il primo luogo dove la fede diviene opera efficace che cambia sé e il mondo è la mendicanza di chi sa in Chi ha creduto. Come potremmo ragionevolmente chiedere se non fossimo sicuri del Bene che è Cristo? In questo mese di ottobre il Papa ci ha anche ricordato che la missione è annuncio di perdono. Abbiamo bisogno di essere perdonati, tutti. Si ha a volte l’impressione di vivere in un modo rassegnato al male nel quale la maggior parte degli uomini, pensa che non si possa far nulla. è come se si fosse smarrita la coscienza che non esistono un bene o un male impersonali, ma che esiste solo gente che dice “sì” o “no”, in una parola che esiste la libertà, e che la vera libertà si mette in ginocchio solo davanti a Cristo. Davanti ai potenti di questo mondo ci si inginocchia per paura o per convenienza, solo davanti a Cristo e a Sua Madre si cade in ginocchio per lo stupore e la gratitudine, raggiunti da un amore che non si stanca mai. Sì, pregare è essere dei mendicanti pieni di certezza e di gioia. Tutta la Tradizione ha attribuito alla Madonna un brano del Cantico dei Cantici: «Chi è costei che sorge come l’aurora, bella come la luna, fulgida come il sole, terribile come schiere a vessilli spiegati?» (Ct 6,10) Chi è costei, così forte e libera nell’umiltà della sua obbedienza, piena di un amore mai stanco di intercedere contro ogni forza del male, dell’oscurità, del nulla? è la Madre di Cristo, la Madre della Chiesa, nostra Madre; in Lei e con Lei siamo tutti noi che, come Lei, abbiamo creduto.
di suor Nazarena Prina
Trappista di Vitorchiano
0 commenti
Non ci sono ancora commenti.
I commenti sono aperti solo per gli utenti registrati. Abbonati subito per commentare!