Chi dice: “Voglio che tu sia”?
Effluvio di commenti sul delitto Desirèe:
Vittorino Andreoli, La società che non distingue il bene dal male, Famiglia Cristiana, 17 ottobre
Dopo aver detto in lungo in largo che viviamo in una società che non vuole sentir parlare di bene e di male, afferma: «Io non mi arrogo il compito di dire quale sia il male e quale il bene».
Marcello Veneziani, È l’eccesso di amore che genera mostri, Il Giornale, 21 ottobre
«È l’amore che produce crimini e misfatti, amore come bisogno assoluto dell’altro, amore come dipendenza totale. Amore come schiavitù del possesso».
Giordano Bruno Guerri, Povera Desirée diventata farina del diavolo
Il Giornale, 11 ottobre
«Suggerire a una bambina, o adolescente, o adulta, di farsi ammazzare piuttosto che subire uno stupro è un atto di violenza, quasi come uno stupro».
Vittorio Feltri, Onore a Desirée. Non c’è anima senza corpo, Libero, 12 ottobre
«Come se il corpo valesse meno delle idee e degli ideali».
Renato Farina, Desirée, la Goretti dei Testimoni di Geova, Libero, 10 ottobre
Giuliano Ferrara, Calci in culo all’aria aperta, Il Foglio, 10 ottobre
Ndr: agli assassini, possibilmente prima del delitto.
Antonio Socci, Vada per i calci in culo ai giovani assassini, serve un padre per darglieli Il Foglio, 11 ottobre
Commento
Che cosa può capire la gente dalla tracimazione di parole a commento del delitto di Desirée? Che cosa possiamo capire noi? Ben poco, perché probabilmente chi commenta è tanto confuso quanto chi è commentato. C’è un’osservazione preliminare che proviene dalla nostra esperienza: nessuno è puro; gli sbagli, i delitti, non solo li possiamo compiere, ma li compiamo tutti, se non fisici, mentali. Come diceva Freud: «I cattivi fanno quello che i buoni sognano». Questo è il dramma umano affrontato, ben prima di Freud, da Cristo, morto e risorto per salvare l’uomo dai suoi peccati, dal suo male, perché altrimenti l’uomo non riesce. Per cui, apprezziamo il buon senso di Ferrara, ma ancora di più quello di Socci, perché dire che ci vuole un padre significa dire che ci vuole qualcuno che si assume la responsabilità di indicare qual è il vero e di battersi per esso oltre la propria incoerenza. Ma il vero non è semplicemente una regola, così come «educare non è semplicemente permettere qualcosa e impedire qualcos’altro» (Andreoli); il vero è una presenza che ci ama, oltre la misura del nostro limite e che, incontrata, ci chiede di corrispondere nello stesso modo. Nessuno psicologo, criminologo, sociologo, giornalista, o educatore, o anche cristiano, potrà mai realizzare un mondo perfetto, o solo migliore, prescindendo dalla ricerca di Chi il mondo lo ha fatto e dalla considerazione della propria incapacità. Qui comincia l’educazione, ovvero la provocazione della libertà a comprendere che non tutto è uguale.
In breve, dalla stampa – dal 6 al 21 ottobre
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