Anglo-kazaki per il Giuss
Don Giussani ha passato la vita a evangelizzare predicando il Vangelo ovunque, non solo nelle chiese e negli ambienti di chiesa, proprio come ogni cristiano dovrebbe fare, sempre. Non ha e non ha avuto paura di mostrarsi un seguace di Cristo e ha toccato, cambiandole per il meglio, moltissime vite. Non grazie a virtù sue ma grazie alla salvezza che ha predicato. Cristo è al centro della sua ferrea fede, e da quel che mi risulta la sua predicazione invita all’adorazione del Creatore e non delle creature, cosa che anche se classificata come venerazione è pur sempre inammissibile per noi protestanti. E neppure mi pare un fanatico di reliquie e di oggetti creati dall’uomo e di quelle pratiche che alla mia sensibilità suonano assai vicine a idolatria e superstizione. La sua costante sottolineatura della centralità e totalità di Gesù che abbraccia e coinvolge l’intera persona e la sua esistenza mi è cara e mi fa piacere condividerla. Proprio per questo mi auguro che un giorno, il più tardi possibile, quando non ci sarà più, non venga anche lui fatto santo ma resti, come è e tutti noi siamo, un peccatore con i suoi difetti, nonostante ciò amato dall’Unico vero Santo che il “don” non cessa mai di proclamare.
Erica Scroppo, giornalista, Cambridge
Quando penso a don Giussani mi viene in mente il ricordo di un fatto, di cui sono stata testimone. Tra i nostri amici del Kazakistan quasi nessuno ha potuto finora incontrare personalmente don Giussani e quindi, a prima vista, sembra che lui sia una persona lontana da noi, (tra l’altro ci sono 6.000 km. di distanza), una persona quasi irraggiungibile. Ma questo non corrisponde a verità. Infatti a maggio, dopo l’incontro dei responsabili, inaspettatamente don Ambrogio ha detto: telefoniamo a don Giussani. Pensavo che lui stesse scherzando perché sembrava una cosa inverosimile. Ma poi, quando ho sentito con le mie orecchie che gli amici stavano cominciando a parlare veramente con don Giussani, mi ha colpito con quale tenerezza, con quale passione, con quale emozione questi amici, che si alternavano al telefono, gli parlavano, e però come riuscivano a dirgli soltanto qualche parola. Eravamo un gruppetto di circa una quindicina di persone, ma nella stanza c’era un silenzio profondo e dopo la conversazione quasi tutti erano commossi come figli e figlie davanti al proprio padre. Io allora non potevo ancora capire il perché di questa profonda commozione e nei mesi successivi chiedevo continuamente agli amici, che conoscono personalmente don Giussani, di raccontarmi di lui in modo più approfondito. Voglio dire che soltanto adesso comincio a scoprire la persona di don Giussani come una persona molto cara e vicina alla mia vita e questa scoperta è per me affascinante. Caro don Giussani, devi sapere che insieme ai miei amici abbiamo cominciato a pregare per te e nel giorno del tuo 80° compleanno ti vogliamo esprimere tutta la nostra gratitudine, perché la tua paternità ha abbracciato anche noi, che viviamo in queste steppe sconfinate, facendoci diventare tuoi figli.
Giumanova Botagoz, giornalista, Karagandà
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