Alt alle democristianerie

Di Tempi
24 Ottobre 2002
Avanti col modello lombardo. Berlusconi, pensaci. O Roma sarà la tua Saigon

Che bel risultato. Fare una finanziaria sensibile ai temi della sinistra (innalzamento pensioni minime, aumento detrazione dall’imponibile per ogni figlio, niente tasse per i meno abbienti ecc.), vedersi prendere a schiaffi dalla sinistra irriconoscente e vedersi aggiungere anche gli schiaffi degli alleati del centrodestra e del mondo imprenditoriale. Vale la pena? Noi crediamo che Berlusconi una qualche domanda debba pur farsela. Bene fa il premier ad avere appiccicato sulla porta del bagno il Patto per l’Italia, così da ripassarselo a memoria ogni mattina. è arrivato però il momento di prendere il lapis e aggiungerci una serie di nota bene. Il primo e il più importante è questo: per realizzare il patto con gli italiani, il metodo “romano” non paga. Tentare ad ogni costo di far quadrare il cerchio degli interessi corporativi rischia di far affondare la barca e in più ti porta in regalo l’ira dei possibili naufraghi. Berlusconi si è sempre presentato agli italiani forte di una promessa: “Se mi lasceranno governare, cambieremo l’Italia”. Che cosa ha permesso a questa promessa di non suonare falsa? Evidentemente la credibilità del premier, unita al tintinnare di alcune esperienze (Albertini e Formigoni fra tutti) in atto a livello locale. Albertini e Formigoni altro non sono che un tentativo reale di governance secondo il programma riformista e gli ideali di Forza Italia. Di più: sono un tentativo di successo. Il caso della Regione è da manuale. In 7 anni di governo formigoniano la disoccupazione lombarda è passata dal 8,4% al 2,7%. Sono partite significative riforme sul welfare (servizi erogati da strutture accreditate, “buoni servizio” e assegni di cura), sulla scuola (sistema scolastico pubblico-privato con comuni standard di qualità, buoni scuola), sulla famiglia (prestiti d’onore, buoni famiglia, banche del tempo, consultori e nidi famiglia) sulla formazione (sistema di accreditamento e buoni formativi). E in questi giorni è arrivato anche il sigillo internazionale. La Lombardia è stata promossa da Moody’s, Standard’s & Poor e Fitch, con rating superiori a quelli della stessa Repubblica italiana, e ha raccolto prestiti internazionali con concessioni di credito migliori a quelli degli stati americani (Quebec e Ontario) impegnati negli stessi giorni in analoghe operazioni. Che cosa ha convinto gli investitori internazionali? Il mix virtuoso tra Sistema Lombardia e il suo livello istituzionale: media del pil pro-capite superiore del 20% alla media europea e del 30% a quella italiana, 1/3 delle esportazioni italiane, presenza di più della metà delle società italiane con blue chip, rapporto debito/entrate della Regione Lombardia fermo al 6,4% (Quebec al 206% e Ontario al 207,6%), costo del personale regionale all’1,2% delle entrate (il più basso in Italia). Ma, vien da chiedersi, il mix virtuoso che ha convinto gli investitori internazionali non è la dimostrazione dimostrata dell’assioma principe di Berlusconi? Ossia che la politica rettamente intesa è un potente fattore di liberazione delle energie positive della società? E non è per questo che è sceso in campo? Ma dove di questi tempi la diversità e la disparità di rendita politica del metodo romano e del rito ambrosiano trovano la loro consacrazione, è nei tavoli di contrattazione e di governo delle conflittualità. A Roma, la concertazione. In Lombardia il partnerariato. A Roma parti sociali, sempre le stesse, che si siedono al tavolo per dividersi le spoglie e spaccarsi ulteriormente anche al proprio interno, in Lombardia soggetti vecchi e nuovi, partner, che sottoscrivono e fanno propri progetti proposti dalla Regione. Da Roma uno sciopero generale Cgil, da Milano una Cgil che sottoscrive e aderisce, incredibile, al buono scuola. La diversità di rendita, anche politica, è troppo evidente perché il premier, assieme al personale più avveduto del centrodestra, non debba tirarne le conseguenze: lasci ai democristiani di ogni partito di sfogarsi sulle preoccupazioni elettoralistiche. Non rincorra il consociativismo, tanto non è nelle sue corde e non gli riesce nemmeno bene. Incominci a tracciare la strada per un riformismo coraggioso, pronto anche ai sacrifici per rilanciare il sistema Paese e guadagnargli credibilità interna e internazionale. Qualcuno, applicando i suoi insegnamenti, sta dimostrando che è possibile.

The Silver Team di Tempi

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