Protocolli di Kyoto, ipocrisia italiana
Predica bene, ma razzola piuttosto male, e in alcuni casi addirittura malissimo. è questo il minimo che si può dire dell’Unione Europea (Ue) per quel che riguarda l’applicazione dei famosi Protocolli di Kyoto per la riduzione dei gas ad effetto serra: li ha sottoscritti e ratificati e in tutte le sedi (per esempio al recente summit di Nuova Delhi) ribadisce la loro importanza, ma è ben lontana dal conformarsi ad essi. In base agli impegni che si è assunta, la Ue dovrebbe ridurre le sue emissioni in modo tale che nel quinquennio 2008-2012 risultino mediamente inferiori dell’8% a quelle che erano nel 1990. Dai dati dell’Agenzia europea dell’ambiente risulta che negli anni Novanta le emissioni Ue si sono contratte mediamente del 4% rispetto al ’90, e che il contributo maggiore a questa flessione (che comunque è in ritardo sull’obiettivo finale) è venuto da Germania e Regno Unito, mentre gli altri Paesi continuavano ad aumentare le loro (alcuni, come Grecia, Portogallo, Spagna e Irlanda, con autorizzazione internazionale) e la Francia restava stazionaria (grazie al grande contributo dell’energia nucleare). Particolarmente negativa è la posizione di Paesi come Austria, Olanda ed Italia, che erano tenuti a diminuire sensibilmente le loro quote di emissioni, e invece le hanno aumentate. Negli anni del centrosinistra e dei ministri Verdi l’Italia, che ha come compito di diminuire le sue emissioni del 6,5%, le ha invece aumentate del 4,4. Ma questo ben pochi lo hanno fatto notare nelle calde giornate di Johannesburg. Vediamo cosa diranno a Firenze.
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