Il Papa, noi pagani e gli spiriti

Di Tempi
14 Novembre 2002
Han voglia gli spiriti utopici a raccontarci le balle di un mondo migliore, bioequilibrato e multiculturale, di fratellanza, amore, solidarietà, se solo daremo retta a loro, potenze angelicate.

Han voglia gli spiriti utopici a raccontarci le balle di un mondo migliore, bioequilibrato e multiculturale, di fratellanza, amore, solidarietà, se solo daremo retta a loro, potenze angelicate. Tutte le volte che gli uomini hanno dato ascolto agli spiriti del più giusto e in pace dei mondi possibili, si sono ritrovati con un sacco di violenza accessoria, qualche guerra in più, teste confuse e decapitate per il bene della causa. Che conforto, invece, vedere un vecchio Papa entrare in un giovane Parlamento liberale, approssimativa espressione della approssimativa (ma certo antitirannica) volontà popolare, rivolgersi da potenza extraterritoriale di questo mondo a un pezzo di potere di questo mondo che, con tutto il rispetto per il Pontefice, pagano è (e comunque non eccede certo in fiducia nella forza rivoluzionaria e civilizzatrice del cristianesimo). Il fondatore dell’impresa guidata da Giovanni Paolo II si chiedeva se, nel giorno del Giudizio, Egli avrebbe trovata la fede su questa terra. Si chiedeva cioè se, col passare del tempo e di chissà quante generazioni da quel momento del tempo in cui il tempo ha cominciato ad essere conteggiato e significato, la boria degli uomini non avrebbe trasformato il nostro caro pianeta in un posto senza significato e senza tempo dove far trionfare la civiltà dell’ameba, anche se dotata di scudi spaziali e di straordinari effetti speciali con cui un giorno si arriverà a programmare le nascite, il soggiorno e la morte delle specie viventi. Chissà se il giorno del suo imperio definitivo, Gesù Cristo troverà l’uomo nell’universo o, in vece sua, una specie molto più involuta di babbuino che parla (già succede) per incomprensibili suoni gutturali e che, affrancato il cane e il gorilla dalla signoria di quello scarafaggio chiamato uomo, avrà chiuso i bambini negli zoo pubblici (ci penserà il “controllo aereo” dello Stato Socialdemocratico Germanico a proteggerli e a riprodurli, cfr. Scholtz da Berlino p. 14) e avrà liberato le renne dall’oppressione babbonatalizia; là dove la giungla metropolitana sarà come una costante fuga da New York, governata da esseri splatter e dalla filosofia tolstoiana che ci costringerà, con le buone o con le cattive, a credere nell’immortalità dell’anima e a invocare, con i dovuti riti sciamanici alla marjuana e chiese zanottelliane in forma di rosa, l’informe massa gelatinosa dello Spirito Universale. Chissà. Ma intanto godiamoci questo spettacolo di Pietro, del pescatore ebreo oggi incarnato da un ex minatore polacco che ha fatto (e fa) più lui per la libertà e la pace nel mondo, che tutto l’armamentario di guerra e pace tolstoiani con cui il mondo si è manifestato anche a Firenze.

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