Neoliberismo? Un diavolo inesistente

Di Stefanini Maurizio
14 Novembre 2002
Dalla festa mediatica per la vittoria di Lula alla grande kermesse di Firenze, un fantasma si aggira per il mondo dei no global: il “neo-liberalismo” o “neo-liberismo”

Dalla festa mediatica per la vittoria di Lula alla grande kermesse di Firenze, un fantasma si aggira per il mondo dei no global: il “neo-liberalismo” o “neo-liberismo”. Un nemico da esorcizzare, bandire, distruggere. Un nemico, però, che, a rigor di termini, non esiste. In italiano, infatti, si dice: liberale, liberal-democratico, liberista, liberoscambista. Liberale è l’aderente a un partito o simpatizzante dell’ideologia con radici nell’illuminismo. Liberal-democratico è il sistema di democrazia rappresentativa e a economia di mercato oggi dominante in Occidente. Liberismo, o “liberalismo economico”, è l’idea di ridurre al minimo l’intervento dello Stato in economia: prassi che può essere anche di un regime illiberale in politica, come il Cile di Pinochet. Il liberoscambismo propugna la riduzione o la scomparsa delle barriere al traffico delle merci, ma non necessariamente ne deduce la necessità di un ruolo minimo dello Stato in altri campi. La lingua inglese distingue invece il liberal, corrispondente più o meno all’italiano “progressista”, dal free-market liberal, che è il “liberista” italiano, o dal classical liberal, il nostro “liberale”. Lo spagnolo dell’America Latina, dove esistono molti partiti liberali storici di tradizione assolutamente non liberista, ha a sua volta il “liberal moderno”, corrispondente al liberal anglo-sassone, contrapposto al neo-liberal, che è appunto il free-market liberal, o il “liberista”. “Neo-liberale” è dunque una traduzione imprecisa: come ritradurre in “primo ministro” il prime minister di uno studio anglo-sassone sulle istituzioni italiane in cui si descrive semplicemente il “presidente del consiglio”. Una traduzione, insomma, fatta da chi della storia del pensiero economico ha letto solo gli opuscoli del Subcomandante Marcos. Mentre chi dice “neo-liberista” forse oltre al leader zapatista ha pure orecchiato qualcosa da Luigi Einaudi, ma evidentemente non ha capito bene la differenza. Che dire? Gaetano Salvemini nelle sue Lezioni di Harvard scriveva che la gran confusione della sinistra italiana nel primo dopoguerra è dimostrata dalla decisione degli operai italiani di costituirsi in Soviet. Quel che i russi chiamavano “Soviet”, diceva, esisteva in Italia già da decenni, e veniva indicato come “Camera del Lavoro”. E quella confusione mentale, sosteneva, era stata una delle ragioni dell’ascesa al potere del fascismo. Speriamo bene…

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