Repubblica e strani laici

Di Tempi
21 Novembre 2002
Leggere Ezio Mauro è un po’ come cercare di interpretare segnali di fumo

Leggere Ezio Mauro è un po’ come cercare di interpretare segnali di fumo. Sabato scorso, il direttore torinese del quotidiano romano, ha filosofeggiato intorno a un titolo di prima pagina: “A destra s’avanza uno strano cristiano”, che poi avrebbe «per triade di riferimento Giovanni Paolo II, don Giussani, Augusto del Noce». Capito a quale “strano cristiano” si riferisce il direttore di Rep, che avrà voluto significare, cifrando, nel suo lungo editoriale? Ci aiuta – ma fino a un certo punto – l’elefantino, che nell’appuntamento rosa del lunedì traduce il fondo di Repubblica in una garbata gherminella, tipo: cari cattolici dal pensiero forte, perché non cominciate a guardarvi intorno (per es. al partito dell’etichetta etica) invece di continuare a fraternizzare con l’uomo nero? Che strano, a noi, invece, le parole di Repubblica ci hanno ricordato Norberto Bobbio, in casa Bobbio, Torino, sul principio del ’94, che in tutt’altro registro dell’attuale Ezio Mauro, filosofeggiando con due ex inviati del settimanale cattolico Il Sabato, avvertì allora, parole testuali: «guai alla chiesa, guai ai vescovi, guai a voi, se sosterrete Berlusconi».

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