El pueblo (unido) libera il suo Vescovo

Di Stefanini Maurizio
21 Novembre 2002
Pattugliare per salvaguardare la sicurezza dei sacerdoti: può sembrare uno dei modi più strani di “partecipazione” dei laici alla Chiesa

Pattugliare per salvaguardare la sicurezza dei sacerdoti: può sembrare uno dei modi più strani di “partecipazione” dei laici alla Chiesa, ma è stato proprio grazie alle informazioni arrivate da questa “rete” di protezione che è stato liberato il presidente della Celam. Enrique Jiménez Carvajal, vescovo di Zipaquirá e capo di quella Conferenza Episcopale Latinoamericana cui fa riferimento oltre il 40% dei cattolici del pianeta, era stato rapito l’11 novembre dai guerriglieri di estrema sinistra delle Forze Armate Rivoluzionarie di Colombia (Farc), mentre si recava ad amministrare la cresima ad un gruppo di ragazzi di un villaggio. Ma il suo non è, purtroppo, un caso isolato. Dal 1989 ad oggi in Colombia sono stati uccisi un un arcivescovo, un vescovo, 43 sacerdoti, 2 religiose e 2 missionari, oltre a 39 pastori protestanti. Tra i 3000 sequestri di persona di quest’anno ci sono stati anche quelli di 3 vescovi, 8 sacerdoti e un missionario. E gravi minacce sono arrivate a 8 vescovi, 3 religiose e 12 sacerdoti. Per questo, dopo l’assassinio lo scorso 16 marzo di monsignor Isaías Duarte Cancino, arcivescovo di Cali, su suggerimento e con l’assistenza della polizia i fedeli hanno iniziato a costituirsi in Fronti Parrocchiali di Sicurezza: al momento 757, in cui sono inquadrate oltre 30.000 persone. I membri dei Fronti non sono armati. Il presidente Álvaro Uribe Vélez, eletto a furor di popolo proprio su una piattaforma di netta intransigenza anti-guerrigliera, sta infatti portando avanti una linea di coinvolgimento della popolazione, ma con compiti informativi. Di questa mobilitazione i Fronti Parrocchiali di Sicurezza sono appunto un aspetto particolare. La loro funzione è quella di stare allerta per fornire allarmi tempestivi su situazioni sospette, e prevenire così attentati, sequestri o attacchi contro membri della Chiesa. Ovviamente, i Fronti servono solo fino a un certo punto. Stavolta, hanno comunque dato l’informazione giusta che ha permesso all’esercito di mettere le mani sui rapitori. La polizia ha però elaborato anche un manuale di autoprotezione da dare a tutti i vescovi, e in cui si spiega come controllare se in un veicolo non sia stata posta una carica esplosiva, in che modo accorgersi se si è pedinati, quando arrischiarsi su strade insicure, quali comportamenti possono essere sospetti. Inoltre ogni dipartimento, equivalente colombiano delle nostre province, ha avuto assegnato un ufficiale di collegamento per mantenere un contatto permanente tra i comandi di polizia e i vescovi. Insomma: i religiosi in Colombia stanno più o meno come i giudici in Italia al tempo delle Brigate Rosse, o in aree a forte presenza mafiosa. Il che non ha impedito anche di recente a una casa editrice vicina a Cossutta di pubblicare un libro scritto da un collaboratore del giornale bertinottiano Liberazione in cui si esalta la lotta “neo-bolivariana” della Farc contro l’“imperialismo yankee”. (Ennio Polito, Bush e l’ombra di Bolívar. Il neobolivarismo in America Latina, Datanews). Divisi nella scelta se ascoltare o meno il papa in Parlamento, Cossutta e Bertinotti. Ma uniti nella “solidarietà” ai rapitori e uccisori di preti (e pastori: in perfetto clima ecumenico…).

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