Insomnia

Di Simone Fortunato
21 Novembre 2002
“Finalmente un Robin Williams che esce dal personaggio del prof. Keating”

Durante un indagine su un misterioso omicidio, un detective viene ricattato da un ambiguo personaggio.

Se la doveva sentire anche lui. Di non potercela fare più. Sempre gli stessi ruoli. Gli stessi personaggi. Sempre la stessa faccia. La faccia da professor Keating e tutti i suoi surrogati. Faccia da buon uomo, affascinante, incapace di far male ad una mosca. Non poteva mica fare la fine di una Julia Roberts qualsiasi, attaccata al solito personaggio. E così, Robin Williams ha stupito tutti. Fa il cattivo adesso. Sornione e suadente, compare nel bel mezzo di Insomnia e strappa scena ed applausi ad un mostro di bravura e di esperienza come Al Pacino. Williams è un omicida simpatico e affabile, che ricatta senza mezze misure Pacino, detective vecchio stampo e insonne, e con troppi cadaveri sulle spalle. E lo inchioda, per buona parte del film. Un thriller sanguigno e solido il film di Cristopher Nolan (stesso regista del buon Memento): solido perché la sceneggiatura non fa una piega e perché la tensione non accenna a diminuire; sanguigno perché si parla di sensi di colpa e di peccato. Non esistono buoni e cattivi. Bianco e nero. Esiste un detective e un omicida. E sono entrambi colpevoli. E, a loro modo, affascinanti.

di C. Nolan
con A. Pacino, R. Williams

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