Senza ombrello, sotto il temporale

Di Tempi
28 Novembre 2002
C’è una logica nel nuovo terrorismo internazionale, di matrice religiosa, che lo accomuna a quelli “classici”

C’è una logica nel nuovo terrorismo internazionale, di matrice religiosa, che lo accomuna a quelli “classici”, di matrice laica e politica? Sì, e anzi in ogni forma di terrore sembra ci sia soltanto “logica”. Ma cosa avrebbero in comune Al Qaeda e le Br, l’una essendo espressione di una élite panislamista, l’altro cascame di una stagione – quella immediatamente post-Sessantotto – tutta europea? Pregiudizio e ideologia. A queste due parole comincerebbe con l’accennare Hannah Arendt, la storica che coniò il termine di “totalitarismo” per le due realtà, nazismo e comunismo, in cui il terrorismo ha avuto successo elevandosi a sistema politico. A politica di cui il mondo ha conosciuto il prezzo in qualche centinaio di milioni di morti, guerre, lager, olocausti. La memoria dei popoli è tanto corta da sottovalutare i rischi della “logica” del nuovo terrore? No, sono soltanto le élite che con i due totalitarismi hanno condiviso il talamo degli amori (e ancora adesso non riescono a sbarazzarsi del sogno, né a immaginarsi orfani di un’utopia) a provare un certo imbarazzo davanti alla “logica”. Di qui deriva quel tic per cui, pur “esprimendo tutta la nostra condanna morale e la nostra solidarietà per le vittime”, si finisce poi subito con l’annaspare in quei distinguo di “ma-se-però” in cui risenti l’elegia di Brecht a Stalin, «incarnazione della speranza per gli oppressi dei cinque continenti». C’è solo padre Alex Zanotelli a dire che il terrore “ce lo siamo cercati noi” perché è l’Occidente capitalista “la Bestia raccontata nel libro biblico dell’Apocalisse”? O c’è solo Marco Tarchi a riecheggiare, da destra, l’ossessione antiamericana? Bè, se fosse così, uno direbbe, è il pregiudizio di spiriti un po’ bizzarri. Ma quando sono almeno in dieci a dirlo, questo diventa uno spirito politico. E se sono ottocentomila a gridarlo, questo diventa un movimento storico. è precisamente il passaggio dal pregiudizio all’ideologia. «Una ideologia è letteralmente quello che sta a indicare: è la logica di un’idea. La sua materia è la storia, a cui l’idea è applicata; il risultato di tale applicazione non è un complesso di affermazioni su qualcosa che è, bensì lo svolgimento di un processo che muta di continuo. L’ideologia tratta il corso degli avvenimenti come se seguissero la stessa “legge” dell’esposizione logica della sua “idea”. Essa pretende di conoscere i misteri dell’intero processo storico – i segreti del passato, l’intrico del presente, le incertezze del futuro – in virtù della logica inerente alla sua “idea”. Le ideologie non si interessano mai del miracolo dell’essere. Sono storiche, si occupano del divenire e del perire, dell’ascesa e del declino delle civiltà, anche se cercano di spiegare la storia con qualche “legge di natura” (o fatalità divina ndr). Il pensiero ideologico diventa indipendente da ogni esperienza che non può comunicargli niente di nuovo neppure se si tratta di un fatto appena accaduto». (Continua)

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