Idee assassine
Davide Parozzi, Meno libertà a Hong Kong, Avvenire, 19 novembre.
«Al momento sono incarcerati 7 vescovi e circa 60 sacerdoti. Tutti con accuse spesso inventate solo per aprire le porte della prigione. In un caso, ad un prete già prigioniero sono stati comminati ulteriori 15 anni perché scoperto a distribuire una sua omelia tra i compagni di cella».
«Ora l’attacco è contro i cristiani, saremo costretti a fuggire tutti» Repubblica, 24 novembre. Mercoledì 20 novembre, in un articolo di un quotidiano nigeriano si scriveva che anche Maometto avrebbe acconsentito ad incoronare la più bella del mondo nella capitale nigeriana, Abuja. Questo ha scatenato un’incredibile violenza: più di 200 morti e centinaia di feriti. L’arcivescovo, John Olorunfemi Onaiyekan, ha detto: «I fondamentalisti hanno attaccato chiese, centri confessionali, persino una casa di missionarie. Ma cosa pensano? Che i cristiani sono gli organizzatori di Miss Mondo? È chiaro che qualcuno ha interesse a creare pretesti per scontri e disordini nel paese e poi fare un colpo di mano».
Commento
Dietro i fatti riportati, che mettono in evidenza quelle che potremmo ormai chiamare le “solite” persecuzioni contro i cristiani, c’è una concezione della vita e della società. Ci sono, cioè, delle idee. Giorgio Gaber scriveva in una canzone: «Un’idea, un concetto, un’idea, finché resta un’idea, è soltanto un’astrazione. Se potessi mangiare un’idea, avrei fatto la mia rivoluzione». Le idee possono essere veramente pericolose quando restano per aria e non si adattano alla realtà. In Cina, l’idea di uno stato padrone cancella tutti coloro che ne potrebbero violare il primato; in Nigeria, è bastato un articolo di giornale per insospettire alcuni islamici che fossero oltraggiate le idee di Maometto. L’esito, in entrambi i casi, è un numero angosciante di morti, ma che appare necessario per i difensori delle suddette idee. Un’idea è buona, se testimonia un bene sperimentato e evidente per tutti; è cattiva, quando mira a diffondere solo se stessa. Non si può infatti vivere né di un’idea, né per un’idea, semmai si vive di e per un ideale, ovvero si vive per un massimo di bene desiderato e insperabilmente conosciuto. Un’idea buona è stata quella di Giuseppe Cottolengo, fondatore della Piccola casa della divina Provvidenza, per tutte le infermità fisiche e psichiche più gravi, recentemente ricordato da Gaspare Barbiellini Amidei (Cottolengo, il vero rivoluzionario, Avvenire, 20 novembre): «Giuseppe Cottolengo aveva stabilito come norma che nessuna somma di denaro ricevuta dall’Istituto, dovesse essere messa a risparmio. Si racconta che una sera egli gettò dalla finestra del denaro che avanzava, fatto che nel mondo moderno rappresenta il colmo delle demenza». Non esiste miglior idea che quella di vivere per qualcun altro, anche perché noi per questo siamo fatti. Contro le ideologie, che ci farebbero pensare che siamo fatti per quello che pensiamo, cioè per noi stessi.
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