Debito di sangue
Un agente dell’Fbi in pensione sulle tracce di un misterioso serial killer.
Ho dei ricordi bellissimi legati al nome di Clint Eastwood. Ricordi che portano nomi diversi: Gli spietati, Un mondo perfetto, Per un pugno di dollari, Fino a prova contraria. Film diversi, malinconici e struggenti, interpretati e/o diretti da Eastwood, uno di poche ma solide parole. Uno che ha 40 anni di carriera sul volto e ne ha passati venti prima di farsi notare come regista. Uno che ha dovuto sudare sette camicie per farsi accettare nell’Olimpo di Hollywood. Uno che utilizza con semplicità i ferri del mestiere: buoni attori, un buona storia, una sceneggiatura ferrea, e il film è servito. Così Debito di sangue, è un thriller come non se ne fanno più: senza effetti speciali, senza (troppa) violenza, con protagonista un vecchio poliziotto che, a settant’anni suonati, riprende in mano un caso mai risolto di omicidio. Ma il film funziona, pur seguendo uno dei più classici canovacci. Funziona e commuove, perché pieno di rimpianti, di sogni spezzati, di ferite mai rimarginate. Clint: la prova vivente che al cinema, il talento lo si può anche imparare, seguendo grandi maestri (Sergio Leone e Don Siegel) e, soprattutto, facendo tanta, tanta fatica.
di Clint Eastwood
con C. Eastwood, J. Daniels
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