Attenti alla “Sindrome da Emergency”
Viene Natale, fioccano le prediche, ci si vuole più buoni. Quest’anno che l’accusa di “consumismo” non funziona più tanto a cosa bisogna stare attenti fra tante proposte di “consumi intelligenti”? Per dirla con Antonio Tombolini, ex dirigente di Azione cattolica convertitosi alla gastronomia pensante, evitate la “Sindrome da Emergency”. All’ex azionista, giustamente, risulta «istintivamente insopportabile l’espressione Commercio Etico, un’espressione che mi è divenuta sempre più odiosa, tanto quanto lo è per me da sempre l’idea di uno Stato Etico». «Gli esempi di eticità commerciale che ci vengono propinati sono per lo più costruiti sul modello che potremmo definire Sindrome da Emergency: vendo le solite cose che ho sempre venduto, nel solito modo in cui le ho sempre vendute, però ti ci appiccico la buona azione, per ogni vendita regalo un tot a Emergency, o ai poveri, o alla buona causa più in voga al momento. L’eticità di questo commercio non è pertanto una eticità interna al suo essere, ma è una eticità esterna, una eticità comprata. L’eticità vera del commercio dovrebbe invece essere interna al commercio e alla sua struttura: una eticità che risiede nella qualità di ciò che vendo e nella qualità del come lo vendo… Questa eticità intrinseca poco si presta ad essere usata come strumento di marketing, e anzi neanche sopporta di essere sbandierata a destra e a manca. Chi cerca di fare commercio intrinsecamente etico lo fa perché pensa che quello sia l’autentico commercio, senza bisogno di aggettivo alcuno: il commercio e basta». Per questo ci piace andare al supermercato dell’Artigiano in Fiera. Non al mercatino equosolidale parrochiale o al negozio di prodotti col marchio etico, affetti dalla sindrome Emergency.
0 commenti
Non ci sono ancora commenti.
I commenti sono aperti solo per gli utenti registrati. Abbonati subito per commentare!