La critica l’è morta

Di Massobrio Paolo
05 Dicembre 2002
“Le guide sono sempre meno graffianti e sempre più politicamente corrette”

Ai tempi in cui Edoardo Raspelli era alla guida dell’Espresso, i suoi giudizi facevano discutere, ma, soprattutto, lui riusciva a render ragione del perché le Calandre di Rubano avevano ricevuto un votaccio o Gualtiero Marchesi era senza voto (e i giornalisti si stracciavano le vesti scandalizzati). Sono convinto che oggi, quel Massimo Alajmo della Calandre che ha ricevuto tre stelle dalla guida Michelin, debba ringraziare anche Raspelli, per quella lezione, quando lui, giovanissimo, stava facendo i suoi esperimenti. Ma erano altri tempi. Oggi la critica gastronomica è scomparsa: L’Espresso edizione 2003 ha cancellato i voti negativi (licenziando Marco Gatti, magari per timore che graffiasse troppo), e la Guida del Gambero e quella di via Po sembravano le damigelle della rossa Michelin che, davanti ai microfoni di Bruno Vespa, snocciolava le novità. Il fatto è che la critica l’è morta, anche a vedere l’atteggiamento di gomma del responsabile della Michelin, che non ha detto una cosa che sia una, sul perché, un grande come Aimo Moroni abbia perso una stella. Ma che vergogna, ha scritto Paolo Marchi sul Giornale, convincendosi pure lui di quanto Marco Gatti scrisse tre anni fa sul Giorno: gli ispettori Michelin sono soltanto 8 per 3.000 ristoranti. Da Londra arriva una mail di Daniele Sacco: «Una stella tolta ad Aimo non è solo una vergogna, è una dimostrazione di incompetenza oltre che un attacco ideologico ad un tempio della cucina tradizionale italiana. Aimo non è mai stato così costante nella qualità, così appassionato nella ricerca delle materie prime, così semplice e soave negli accostamenti». E da Como un ristoratore ci invia la lettera con la quale ha chiesto alla Michelin, a seguito della richiesta di compilare una scheda, di non apparire più. La critica l’è morta. A ridatece Raspelli.

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