Inatteso imprevisto (prima parte)
In un natale occupato a rincorrere il fantomatico “spirito natalizio”, molto spirito, nel senso di irreale, poco natalizio, nel senso di nascita, ecco il miracolo che si ripete ogni anno: un bambino ci è stato dato, dove miracolo è, con le bellissime parole di Hannah Arendt, «il costituire un’interruzione in qualche serie di eventi della natura, in qualche processo automatico, rispetto ai quali il miracolo è, in assoluto, l’inatteso imprevisto», così che, qual è l’evento che rompe questi processi, che irrompe come imprevisto, inatteso, nuovo inizio; cominciamento? «Il miracolo che preserva il mondo, la sfera delle faccende umane, dalla sua normale, “naturale” rovina è in definitiva il fatto della natalità, in cui è ontologicamente radicata la facoltà di agire. È, in altre parole, la nascita di nuovi uomini e il nuovo inizio, l’azione di cui essi sono capaci in virtù dell’esser nati… che trova la sua più gloriosa ed efficace espressione nelle poche parole con cui il Vangelo annunciò la “lieta novella” dell’Avvento: “Un bambino è nato tra noi”». Che miracolo di parole, in un’Italia vecchia, perché senza bambini, occupata ad inseguire un sempre più vecchio babbo natale, rimasto senza nulla da dire e, soprattutto quest’anno, poco da dare, senza tradizione, se non quella inventata per noi dalla coca cola. L’avvenimento di una storia normale, la nascita di un bambino, in una famiglia che non conta nulla per l’impero di allora e di oggi, «eppure da loro partirà la scintilla che farà cambiare la faccia del mondo» (Claudel), sarà messo in scena con un presepe vivente e una sacra rappresentazione nel pomeriggio di domenica 15 dicembre per le vie del centro di Muggiò, vicino a Milano, e ci ricorda che un nuovo inizio riaccade da 2002 anni. A voler sottolineare la normalità che diventa eccezionale, la Sacra Famiglia quest’anno sarà “interpretata” da Adele,Valter e dal piccolo Pietro, sei mesi, come tutti i bambini “inatteso imprevisto”, solo un po’ più miracolo degli altri.
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