Giusto prendere tempo coi turchi

Di The Silver Team
19 Dicembre 2002
Non c’è dubbio che la posizione di Berlusconi sull’allargamento europeo anche alla Turchia

Non c’è dubbio che la posizione di Berlusconi sull’allargamento europeo anche alla Turchia, oltre che ai paesi di confine dell’ex impero comunista, sia la più lungimirante. L’Europa non può ridursi a un club cristiano. Secondo Berlusconi essa, in prospettiva, deve allargarsi anche a Israele. In questa posizione si mischiano strategia e realismo politico. Realismo, perché identiche questioni sono destinate ad affacciarsi con Albania, Kossovo e Macedonia ed è bene sperimentare un’integrazione e provare a sottrarre intere regioni al fondamentalismo islamico. Strategia sul medio-lungo periodo, perché questa è l’unica strada per l’Europa per tornare a contare nel processo di pace mediorientale, rimediando ad almeno un decennio di insulsaggine e di vuoto. L’Italia ha poi un obbligo di dialogo con i paesi mediterranei ed è bene, per quanto possibile, definire recinti comuni entro i quali condurlo. D’altro canto Berlusconi non ha motivo di dolersi per il rinvio al dicembre 2004 dell’inizio del processo di adesione della Turchia. Innanzitutto perché, contrariamente all’asse franco-tedesco che tendeva a rimandare sine die, una data è stata fissata e, in secondo luogo, perché si ha così un arco di diciotto mesi per verificare sul campo le varie volontà e alcune questioni che inevitabilmente si porranno. Il nuovo governo turco deve dimostrare nei fatti la promessa di apertura democratica. Occorrerà poi capire cosa può succedere, per esempio in Germania, quando l’adesione all’Europa trasformerà i milioni di immigrati turchi in cittadini europei con pieni diritti, e nulla vieterà loro di costituire un partito che sarà immediatamente il terzo partito tedesco. Sarà la prima volta che ciò accade in Europa. La circospezione della Chiesa è indice delle ragioni prudenziali che devono sovrintendere alla materia. La Turchia non è certo l’Arabia Saudita, ma la questione della reciprocità di diritti per le comunità cristiane lì presenti, è assolutamente reale. Non dimentichiamo che il laico stato moderno turco nasce con il fardello dello sterminio armeno. Ma non dimentichiamo parimenti che gli armeni, anche attraverso la voce del loro metropolita, hanno caldeggiato l’entrata della Turchia in Europa o, quantomeno, hanno invitato a non usare dell’argomento armeno per ritardarla. Evidentemente si ha paura di possibili ritorsioni. Sono tutti elementi che fanno ritenere doverosa la prudenza e provvidenziali i 18 mesi che ci dividono dall’inizio dei negoziati per l’entrata in Europa degli eredi di Ataturk.

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