Israele non dimentica chi è Israele

Di Calò Livné Angelica
19 Dicembre 2002
Mercoledi, ore 17.00, la sala, in un posto qualunque in Israele, è gremita di mamme, padri, nonni, fratelli emozionati e orgogliosi

Mercoledi, ore 17.00, la sala, in un posto qualunque in Israele, è gremita di mamme, padri, nonni, fratelli emozionati e orgogliosi. 70 giovanotti di 20 anni, siedono in fila, belli, tesi e sorridenti. Hanno terminato il corso infermieri di guerra. «Io, soldato nel reparto medicina dell’Esercito di Difesa dello Stato d’Israele, giuro solennemente di porgere la mano ad ogni ferito e a ogni malato, a persona qualunque o a persona importante, ad amico o a nemico, ad ogni uomo in quanto uomo. Io giuro di portare sollievo e rimedio al corpo e all’anima, di tenere il segreto, di essere fedele, di rispettare, di pesare le mie decisione con saggezza e con amore per l’uomo in quanto uomo. Mi prenderò cura dei miei fratelli durante la battaglia se dovrò essere accanto a una barella o a un letto di sofferenza. Giuro che nel mio cuore rimarrà scolpita per sempre la legge più importante del sacrificio: non abbandonare una ferito nel campo. Lo giuro!». Un alto ufficiale benedice i ragazzi e conclude dicendo: «Sperando che non dobbiate mai far uso di ciò che avete imparato!» Un coro di voci risponde: «Amen, e cosi sia!». Poi arriviamo a casa e nostro figlio che è tra quei giovani che hanno appena giurato solennemente, inizia un discorso con i fratelli più giovani: «Una delle cose più difficili sono stati i dilemmi che ci hanno posto. Se arrivate dopo un attentato e c’è della gente ferita ma non gravemente e l’attentatore che non è morto ma è gravemente ferito, il vostro dovere è di salvare prima di tutto il ferito più grave, cioè l’attentatore». Noi guardiamo nostro figlio con gli occhi sgranati e i fratelli gli dicono: «Ma non è giusto!». Il nostro soldato ci guarda con grande serieta: «è un uomo, e il nostro primo compito è di salvarlo! Poi gli faranno un processo e lo puniranno! Noi diamo la vita. Non la togliamo!». Ho un figlio soldato. è già diventato un uomo.

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