Un’intervista: “Siamo immersi nel mistero”
Don Giussani scrive: «Diventare sempre più veri, autentici, significa cambiare la nostra falsa coscienza di essere padroni di noi stessi e arrivare alla consapevolezza di appartenere totalmente a un Altro».
Al mistero, come lo chiamo io, anche se magari con la m minuscola. Mi pare che nella natura umana sia presente una ferita che l’uomo cerca continuamente di rimarginare, pur sapendo che non ci riuscirà mai.
Perché la definisce una ferita?
Che la nostra vita sia dominata dal mistero è una ferita. La nostra ragione non basta a capire quello che ci succede.
E se invece la ragione fosse un’ultima porta, un’ultima possibilità verso il mistero?
Una ragione che non rispetta il mistero non è ragione, ma irrazionalità.
Quindi si può essere uomini ragionevoli, che usano fino in fondo la propria ragione, e contemporaneamente accettare la ferita del mistero?
È necessario essere così, uomini ragionevoli e proprio per questo coscienti della impossibilità di svelare il mistero. La ricerca continua, non esistono risposte, il mistero ne verrebbe svilito. È questa pretesa di soluzione del mistero che ci allontana da qualsiasi atteggiamento religioso.
Tratto da: “Le domande del signor G”, Tracce, maggio ‘99,
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