Benvenuti nel paradiso No Global

Di Madama Enrico
16 Gennaio 2003
Reddito pro capite che è un dodicesimo di quello dei sud coreani. 2 milioni e mezzo di morti per fame e 13 di affamati. è la Corea del Nord

La Corea del Nord – o Repubblica Democratica Popolare di Corea (Rdp) – è uno stato comunista con una economia estremamente sottosviluppata e un potente apparato militare. Agli inizi degli anni ’60 vantava un ricchezza pro capite doppia rispetto alla Corea del Sud. Oggi è un buco nero, come si vede non soltanto nella sconvolgente immagine notturna ripresa da un satellite spia americano che vi presentiamo in questa pagina (la Corea del Sud brilla come un lampadario, Seul e le varie altre città si riconoscono come grandi e piccole macchie luminose collegate tra loro da una specie di ragnatela di luce, poco più a nord, oltre il 38° parallelo, il buio, neanche un lumicino sopra Pyongyang). Il significato di questa immagine non è simbolico: dopo che, a partire dal 1980, ha sperimentato in anticipo le ricette degli odierni no global e introdotto nella sua Costituzione il principio della “applicazione creativa del marxismo-leninismo alle condizioni del paese” – cioé la Juche, vale a dire l’autarchia e l’autodeterminazione, un sistema economico e politico che rifiuta il commercio internazionale come “contrario al bene dei lavoratori” – la Corea del Nord ha conosciuto croniche epidemie, carestie, scarsità di combustibile ed elettricità, oggi è al buio, 13,2 milioni di persone sono alla fame e il reddito medio pro capite annuale è di 700 dollari, un dodicesimo di quello della Corea del Sud, pari a quello dei più poveri stati africani.

La cricca (militare) dei “comunisti illuminati”
Sul piano interno l’apparato militare garantisce l’ordine necessario. Sul piano esterno, comprendendo anche la minaccia atomica, lo stesso apparato garantisce deterrenza, difesa e una massiccia minaccia offensiva, ma soprattutto costituisce l’unico vero punto di forza nelle trattative internazionali. è per questo motivo che negli ultimi 30 anni l’organico militare della Corea del Nord ha continuato a crescere: nel 1972 si calcolava un totale di circa 400mila effettivi; oggi l’esercito nordcoreano è composto da oltre un milione di uomini, a cui si aggiungono sette milioni di riservisti. L’apparato militare è anche il maggiore fornitore di impiego, acquirente e consumatore del Paese. Fonti militari Usa calcolano che annualmente 5 miliardi di dollari, circa il 25% del Pil, siano destinati al mantenimento dell’esercito nordcoreano. Esercito e partito comunista sono le due classi privilegiate del sistema, unificate sotto l’incredibile culto della personalità del fondatore Kim Il Sung, formalmente dichiarato (dopo la sua morte) “Presidente universale ed eterno” insieme al figlio Kim Jong Il, succedutogli nel 1994 e attuale leader maximo nordcoreano. A Pyongyang, capitale dove solo ai fedelissimi è consentito risiedere, difesa da posti di blocco che impediscono ai non aventi diritto di avvicinarsi, non si fatica a trovare ristoranti, alberghi e negozi con specialità d’importazione. La cricca di regime si arricchisce attraverso ogni genere di traffico illegale, tra cui quello degli stupefacenti, e circola indisturbata su grosse Mercedes nere con autista lungo le deserte strade del Paese. Nelle province si muore di fame e la popolazione è costretta a mendicare un pugno di riso oppure a morire negli ospedali per mancanza di medicine. Gli stessi aiuti alimentari destinati al popolo nordcoreano vengono distribuiti senza che alle associazioni di volontariato internazionale sia consentito verificarne la destinazione. Le timide riforme economiche che Pyongyang ha intrapreso negli ultimi tempi (e ora messe in forse dalle recenti minacce di riarmo nucleare) non hanno fatto altro che aggravare la situazione. Testimonianze crescenti di rifugiati e esuli lasciano capire come l’autorità di Kim Jong Il venga progressivamente indebolita dall’incapacità perenne di nutrire il suo popolo. Fino a qualche anno fa veramente i coreani del nord credevano alla propaganda del regime secondo cui il capitalismo stava fallendo in tutto il mondo e la Corea del Sud era un Paese alla fame sotto il tallone dell’imperialismo americano. Ora però che dai “privilegiati” (cioè i rifugiati in Cina) cominciano a filtrare anche oltre il muro di Pyongyang le testimonianze del boom economico (e le immagini della televisione sudcoreana), le crepe del regime si stanno allargando. E circolano addirittura voci (per la verità incontrollate) di insoddisfazione tra i militari.

Mettiamoci nei panni di Kim
Mettiamoci ora nei panni di Kim Jong Il e della sua cricca. Siamo un dittatore la cui unica preoccupazione è quella di mantenere ad oltranza il potere assoluto. Mentre per decenni abbiamo lavorato duro per trasformare il paese in una fortezza, il mondo là fuori ne passava di cotte e di crude. Mentre noi costruivamo bunker e sotterranei per ammassare il nostro formidabile arsenale convenzionale, chimico e batteriologico prima di utilizzarlo per riconquistare la patria mancante in mano agli imperialisti americani, quegli stessi imperialisti americani andavano costruendo nuove tecnologie in grado di rendere inutili tutti i nostri sforzi. E per di più le provavano anche sull’Irak. Infami. E poi anche le difficoltà economiche in aumento. E poi quella inclusione nell’“Asse del Male”. Qualcosa deve essere fatto prima che sia troppo tardi. Da questo punto di vista, non appare poi tanto strano il gran daffare minatorio della Corea del Nord.

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