Non è mai troppo tardi
«Subito dopo la guerra il maestro Alberto Manzi insegnò per un anno nel carcere minorile di Roma e dagli anni Cinquanta nelle scuole elementari. Il programma televisivo che lo rese celebre (nella Rai democristiana, ndr), Non è mai troppo tardi, andò in onda per la prima volta il 15 novembre 1960 in concomitanza con la campagna di alfabetizzazione delle aree depresse voluta dai governi (democristiani ndr) del tempo. Si trattò di un vero e proprio corso di insegnamento dell’italiano per analfabeti, durato otto anni. Grazie al programma (democristiano ndr), un milione di analfabeti riuscì a prendere la licenza elementare». Ringraziamo la regione Emilia Romagna per questo profilo del maestro Alberto Manzi. E ringraziamo il maestro Paolo Mieli, del bel corso di alfabetizzazione su Mani Pulite che ha iniziato nelle ultime settimane (sperando duri un po’ meno di otto anni) dalle colonne del Corriere della Sera. Come tutti ricorderanno, negli anni topici di Tangentopoli, il numero uno dei quotidiani italiani non solo era diretto dallo stesso Mieli, ma si distinse per la freschezza di notizie e la formidabile efficacia con cui sostenne l’operato del pool milanese e palermitano. Ora, dopo che per quasi un decennio soltanto (o quasi) Giuliano Ferrara (e noi) ha scritto certe cose, fa piacere vedere che il Maestro ritorni su quegli anni con una rilettura critica e autocritica di Mani Pulite. A questo punto, forse, la Commissione parlamentare non serve; però sapere anche tutto il resto che già un po’ i libri di Geronimo dicono (ma avete sentito qualcosa dai chiamati in causa dall’ex capo indiano Dc?) e che Mieli e altri riflettono a questo punto è necessario. Per questo ci aspettiamo il resto di questa storia dai fortunati testimoni di un’epoca tanto travagliata. Ad esempio risposte a domande grandi come i progetti dell’Alta Velocità, tipo: “chi, come e perché fece uscire dalle inchieste di Tangentopoli il Pci, gli amici del Pci nella Dc, gli amici del Pci nel Psi, gli amici del Pci nelle partecipazioni statali, nell’industria e nelle amministrazioni locali?” O quesiti più secondari, ma istruttivi, sui rapporti allora intercorrenti tra stampa e Procure, tipo: “chi, come e perché, violando il segreto istruttorio, passò al Corriere della Sera quel titolo a nove colonne che nel ’94 impallinò il Berlusconi I al vertice dei Grandi a Napoli”? Chissà se il Maestro, che mise in pagina quel titolo, ne scriverà qualcosa nella sua rubrica prima del decennale 2004.
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