Che ci fa Parigi con Mugabe?
Il minimo che si può dire del governo francese, è che pretende abusivamente di rappresentare gli interessi dell’Europa. Almeno è quel che traspare da certi titoli della stampa transalpina, come quello di Le Figaro del 24 gennaio: “Stati Uniti – Europa: bisogna credere ad una frattura?”. Ma quale Europa? Italia, Spagna, Gran Bretagna, Polonia e praticamente tutti i candidati dell’Unione allargata stanno con gli americani. Per rendere evidente la differenza tra sé e gli altri, cioè gli alleati europei degli americani, i politici ed i commentatori francesi utilizzano con disprezzo il termine “atlantista” contrapposto a “europeista”. Recentemente gli strali francesi si sono appuntati su di un paese “atlantista”: la Polonia. La sua colpa: aver preferito acquistare 48 caccia F-16 americani piuttosto che i Mirages francesi delle industrie Dassault, sgarbo imperdonabile e meritevole dell’accusa di “tradimento” degli interessi dell’Europa. Nulla di nuovo, perché il procedimento è già stato utilizzato contro l’Italia, che un anno fa si rifiutò di acquistare i costosissimi aerei militari da trasporto A400, costruiti da Eads, un’azienda francese, “isolandosi” così dall’Europa, come allora venne scritto. Forse ad uno di questi rappresentanti del “bene” europeo, il ministro degli esteri francese, Dominique de Villepin, quello che spiega al mondo cos’è il rispetto delle regole, non farebbe male dare un’occhiata al suo collega, Francis Mer, il ministro delle Finanze. Alla richiesta dell’Europa di riduzione del deficit dello 0,5% del Pil già dal 2003, costui ha opposto un rifiuto perché la Francia “ha altre priorità”, facendo carta straccia degli accordi comunitari. E deve essere sempre per il “bene” dell’Europa che Jacques Chirac ha deciso di invitare al summit Francia-Africa, che si terrà il 20 e 21 febbraio a Parigi, l’impresentabile presidente dello Zimbabwe Robert Mugabe, cercando il modo per aggirare il divieto di soggiorno decretato contro di lui dall’Unione europea. Il governo francese pretende puntualmente di far passare la difesa dei propri interessi per un gesto nobile e disinteressato, millantando il diritto di parlare a nome dell’Europa. Dovrebbero riflettere i sostenitori della candidatura del francese Jean-Claude Trichet alla carica di presidente della Banca centrale europea (Bce). Mettere ad un posto chiave per l’Europa un uomo che rischia, sull’esempio del proprio governo, di fare gli interessi del proprio paese a discapito degli interessi della comunità, potrebbe costarci caro.
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