La russia e il terrorismo
Tre mesi dopo la tragedia al teatro moscovita Dubrovka, il cui numero accertato di morti è salito a 129 (vittime del misterioso gas usato dalle teste di cuoio russe per liberare gli ottocento ostaggi in mano a terroristi islamici ceceni), la Russia si interroga, scoprendosi incerta e confusa, di fronte all’accaduto e, soprattutto, davanti al permanere della crisi: «Se accostate tutto quanto è stato scritto e pubblicato sull’argomento, si componge un quadro estremamente variegato ed eterogeneo, a riprova che la società fatica a capire l’accaduto e non sa immaginare in quale direzione sia bene agire (non si parla delle misure concrete, che spettano ai professionisti)». è quanto scrive ad esempio Vladimir Kotel’nikov, intellettuale russo, in un lungo intervento sull’ultimo numero de La Nuova Europa (la storica rivista – la più informata in Occidente sulla società post-sovietica – di padre Scalfi e dei russofili dell’editrice “La Casa di Matriona”), dove si delinea un quadro realistico (e preoccupante) della situazione politica e, soprattutto, della sicurezza in un Paese messo a dura prova dal terrorismo fondamentalista di matrice wahabita, che ha ormai fatto della Cecenia il punto di snodo di potenti organizzazioni mafiose, trafficanti in armi e in droga.
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