Palatucci, il Perlasca dimenticato

Di Diemoz Caterina
30 Gennaio 2003
E' in corso la beatificazione del questore di Fiume che salvò 5mila ebrei dai nazisti

La Chiesa ha recentemente aperto l’istruttoria per la beatificazione di Giovanni Palatucci, ultimo questore di Fiume italiana, morto il 10 febbraio 1945 a Dachau a soli 36 anni, dopo aver salvato oltre 5mila ebrei dallo sterminio. Giovanni Palatucci, responsabile Ufficio stranieri presso la Regia Questura di Fiume, nonostante l’emanazione delle famigerate leggi razziali, concesse visti e permessi di passaggio ai tanti ebrei in fuga disperata dall’Austria annessa al Reich. Nel marzo del 1939 operò un primo grande salvataggio di 800 fuggiaschi che dovevano entro poche ore essere consegnati alla Gestapo. Con l’entrata in guerra a fianco della Germania fu emanata una disposizione per l’arresto di tutti gli ebrei stranieri maschi tra i 18 e i 65 anni. Palatucci, in contatto con lo zio Giuseppe, Vescovo di Campagna in provincia di Salerno, li fece trasferire in massa nel campo di concentramento di quel territorio dove lo zio si adoperò a sua volta per liberarli. Quando poi la Rsi nominò Palatucci questore reggente di Fiume, egli fece distruggere tutti i documenti sugli ebrei negli archivi e impose all’ufficio anagrafico di non rilasciare nessun documento su cittadini “di razza ebraica”. Tutto questo fece sfidando apertamente le Ss, ormai inquadrate nella Zona commissariata Adriatisches Kunstenland: finché non fu scoperto, arrestato e, dopo essere stato sottoposto a interrogatori e torture, morì il 10 febbraio del ’45, nel campo di sterminio di Dachau. Ma colui che fu definito «l’indimenticabile questore di Fiume» a dispetto dell’appellativo fu dimenticato per cinquant’anni. Non certo dalle comunità ebraiche, che sin dal ’53 chiesero allo Stato d’Israele d’intitolare a questo “Giusto tra le Nazioni” un parco e una via nella città di Ramat Gan, ma dallo Stato italiano che lo ha ignorato per mezzo secolo: una scoperta tardiva, un secondo Perlasca.

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