Forza Italia, prove di democrazia

Di The Silver Team
13 Febbraio 2003
Come sempre in questi casi ci si è divertiti a discutere e scommettere su chi avrebbe vinto e chi avrebbe perso

Come sempre in questi casi ci si è divertiti a discutere e scommettere su chi avrebbe vinto e chi avrebbe perso. Qualcuno è arrivato a dire che avrebbe vinto Formigoni 3 a 1 ma che la squadra di Romani ha colpito due pali e tre traverse. In realtà, intanto che si discuteva e si litigava con gli allibratori per le quote non ci si accorgeva che in Lombardia, come sempre, si stava giocando una partita più complessa e che aveva per posta la possibilità di prefigurare una nuova forma di democrazia in Forza Italia. Per mesi, da queste colonne, abbiamo riproposto il tema della rappresentanza. Abbiamo ridetto i pregi di una forma partito inventata da Berlusconi, e i limiti della sua mancata evoluzione. Assenza di congressi, coordinatori senza legittimazione della base, doppio ruolo del presidente Berlusconi, leader di partito e di governo, il partito impossibilitato ad una reale dialettica con gli alleati per garantire la stabilità. Cosa è successo dunque in Lombardia nello scontro che ha opposto il coordinatore regionale Romani al governatore Formigoni? Il significato sta tutto nelle ultime righe del comunicato congiunto di lunedì scorso: «Nello stesso tempo e nello stesso spirito di lealtà e collaborazione si conviene una riforma degli organismi direttivi del partito e del gruppo consiliare di Forza Italia in Regione secondo una rappresentanza equilibrata e adeguata delle diverse sensibilità (pur senza dar luogo alla formazione di correnti) anche in previsione… dell’avvio della stagione dei congressi in tutta la Regione». Siamo dunque in presenza di un processo che pone al suo inizio la revisione dell’assetto degli organi di partito. Ed è questa la novità. Si può certo obiettare che la forma è spuria. Non siamo in presenza di una revisione sulla scorta dei congressi. Qui, è come se l’organo monocratico avesse accettato di autoriformarsi. A chi obietta che difficilmente si è data un’autoriforma, tantomeno in politica, si può tranquillamente rispondere che non per nulla lo scontro è stato sì leale, ma duro, lungo, faticoso e determinato. Qualcosa doveva nascere. Abbiamo quindi un coordinatore regionale che è un po’ meno organo monocratico, e un governatore della Regione che è un po’ più attento alla realtà del partito. Cosa augurarsi? Nell’ordine: 1) che Forza Italia, appena reduce dei suoi Stati generali, si accorga della novità in gestazione in Lombardia; 2) la consapevolezza che l’equilibrio raggiunto non è che uno stadio che chiamerà nuova dialettica per racchiudersi in un equilibrio più avanzato. Ovvero che il tema della democrazia è stato posto nei fatti e non si potrà andare avanti; 3) che la stagione dei congressi auspicata nel comunicato non sia un richiamo di routine per gli stessi “duellanti”.

Articoli correlati

0 commenti

Non ci sono ancora commenti.