Sant’Agostino a Notre-Dame
Sono quasi le quattro del pomeriggio, fa freddo, piove ma, in questa seconda domenica di febbraio, c’è folla davanti alla Cattedrale di Notre-Dame. Come altri mille aspetto, ma presto è evidente che all’interno della Cattedrale non c’è posto per tutti. Non me l’aspettavo. La situazione mi fa sorridere e penso all’Italia, a Moretti, a Strada e ai molti cattolici che li sostengono. Ai preti con la chitarra che sognano Sanremo. Qui, a Notre-Dame, il protagonista è Sant’Agostino, e la voce di Gérard Depardieu che legge alcune parti delle Confessioni. Fosse una bella giornata di primavera sarebbe facile pensare che tutta questa gente vuole vedere il divo Depardieu, come alla croisette, a Cannes, durante il Festival del cinema, ma qui continua a piovere ed il vento, pur leggero, è freddo. Per questo, probabilmente, i ranghi si diradano, allontanando l’ombrello del vicino che mi gocciolava sull’orecchio. Penso che le centinaia di persone che vedo attorno a me, sul sagrato, non hanno alcuna speranza di vedere il divo, e che sono qui per sant’Agostino. Faccio come loro, chiudo gli occhi ed ascolto la voce di Depardieu trasmessa all’esterno della Cattedrale. Passa più di un’ora e comincio a tremare, mi accorgo di essere inzuppato. Anche se mi dispiace, per non prendermi un accidente so che è più prudente tornare a casa. Salgo in macchina e mentre cerco di scaldarmi penso all’Africa del nord, un tempo cristiana, alla voce calda di Depardieu, e mi domando perché in Italia sono in pochi ad aver voglia di raccontare la nostra storia, e quando càpitano in prima serata fanno scandalo, mentre altri che organizzano un teatrale “boicottaggio” dell’Eucaristia diventano l’esempio da seguire. Aspettando che il calore mi asciughi i pantaloni sfoglio una vecchia edizione delle Confessioni, che avevo lasciato in tasca per proteggerla dalla poggia, e leggo, all’inizio del libro terzo: «Che parte può avere la pietà nelle finzioni sceniche? Lo spettatore non è chiamato a portar aiuto, ma invitato soltanto a soffrire e tanto maggiore è la sofferenza tanto maggiore è il plauso per colui che impersona tali finzioni». E, qualche linea sopra: «Proprio il dolore cerca in essi lo spettatore, proprio il dolore gli dà piacere. Miseranda Follia!». Sembra la descrizione del girotondismo o dei programmi televisivi strappalacrime. Finzioni. Chissà se servirà a qualcosa ricordare le parole di sant’Agostino alla fine del libro quinto: «nemmeno lontanamente pensavo di affidare la guarigione dei miei languori spirituali a quei filosofi che ignorano il nome salutare del Cristo».
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