Ma Berlusconi non è berlusconiano
Qualche anima bella ha ironizzato, qualcun altro, messo in ombra, ha reagito stizzito: ma dove vorrà mai andare questo Formigoni? C’era proprio bisogno di incontrare Aziz? Con l’intuito del politico vero Formigoni ha interpretato il sentire contro la guerra di milioni di elettori del centrodestra e, sulla sua linea, si sono spostati tanti che all’inizio si erano divertiti a gonfiare i muscoli. Scelta chiara in campo occidentale, richiesta senza margini di ambiguità perché Saddam documenti una volontà di disarmo troppo a lungo disattesa, ma, al contempo ed entro queste sponde, ogni sforzo per evitare una guerra. Qualcuno, anche fra i suoi ministri, nel frattempo ha realizzato che questa era anche la linea tenuta coerentemente dal premier Berlusconi e ha innestato precipitose marce indietro. La ritrovata unità europea sulla Nato anticipa quel che tutti temono, in altre parole che il copione della guerra sia già scritto. La nuova paladina della pace, la Francia, mantiene sue truppe nello scenario mediorientale a fianco di quelle anglostatunitensi. Si appresta a fare quel che già fece nel ‘91: mettersi di traverso per cambiare all’ultimo posizione e lucrare i maggiori vantaggi dagli Usa, disposti a tanto pur di rompere l’isolamento. Gli Stati Uniti hanno già sul posto 170mila uomini. I costi per la guerra li hanno già sostenuti e la partita è ben più ampia che non l’Irak. Hanno ben chiaro che il punto destabilizzante è l’Arabia Saudita con i suoi legami e i finanziamenti al terrorismo internazionale. Urge essere presenti in quello scacchiere e per tante ragioni il posto migliore dove piazzare le tende è l’Irak. Perché dovrebbero fermarsi? Eppure rimane un piccolo ma reale margine per sperare nella pace. Cosa accadrebbe se Saddam dovesse fornire prove certe e documentate dell’avvenuta distruzione di armi chimiche e batteriologiche? Qualche segnale in questo senso c’è. Per Saddam non si tratterebbe di ripetere la farsa del decreto con cui ha fatto divieto ai civili irakeni di comprare e detenere armi chimiche anche in “modica quantità”. Ma se mettesse in campo prove verificabili il fronte dell’attacco dovrebbe riconsiderare piani e volontà. Formigoni, e ormai altri con lui, ritiene che permanga un ragionevole spiraglio perché ciò avvenga. E non è disposto a rinunciare neanche a un giorno di quelli concessi dalla proroga. Nel frattempo, chi fra i consiglieri di Berlusconi è rimasto spiazzato dalla volontà di pace del popolo italiano, premerà perché il premier defletta dalla sua linea di difesa intransigente sia delle ragioni dell’Occidente, sia delle ragioni della pace. Tenendo ben d’occhio che si sta avvicinando il semestre europeo a presidenza italiana. L’Italia è forte del suo essere uno dei Paesi fondatori dell’Europa ed è forte dell’alleanza privilegiata con gli Stati Uniti rinverdita da Berlusconi. è in posizione privilegiata per guadagnare ruolo e prestigio internazionale quando si dovrà ritessere la trama di un rapporto Europa/Usa che qualcuno in Europa, troppo avventatamente, ha sfilacciato.
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