Problemi ceki-ruandesi a Parigi
Parigi. Continuano i pericolosi movimenti dell’iceberg Francia, che dopo essersi spezzato al calore delle polemiche internazionali rischia di continuare a far danni sia nelle acque dell’Onu che in quelle europee. Per l’Europa ci ha pensato il ministro della Difesa francese, Michelle Alliot-Marie, a riaprire la falla che i diplomatici europei avevano cercato di colmare il 17 febbraio scorso a Bruxelles. Michelle Alliot-Marie, ospite domenica sera della trasmissione di attualità politica France-Europe Express, a proposito dei paesi dell’Europa centrale ed orientale ha dichiarato che il loro ingresso nell’Unione europea avrà valore giuridico solo dopo una ratificazione dei paesi già membri e che, se in alcuni paesi questa ratificazione avverrà in parlamento, in altri verrà scelta la via referendaria, lasciando così intendere, con uno “stile” che non é esagerato definire ricattatorio, che paesi come la Polonia o la Repubblica Ceca potrebbero pagare caro il loro contrasto con la linea diplomatica francese. Tra gli ospiti collegati, sia il Verde e deputato europeo Daniel Cohn-Bendit, sia il ministro della Difesa greco, Yannos Papantoniu, non hanno potuto nascondere il loro disagio di fronte a queste minacce. Ma quest’ultimo episodio non è che la conferma di come la “diplomazia” francese stia perdendo il senso della misura e tenda a scivolare verso una deriva pittosto autoritaria. Sabato 21 febbraio bastava leggere la dichiarazione di Paul Kagame, Presidente del Rwanda: «Io non ho firmato niente. Non abbiamo neppure discusso del problema», ha detto Kagame riferendosi al documento che sostiene la posizione della Francia nella crisi irakena e che, ufficialmente, sarebbe stato firmato dai dirigenti di tutti e 52 i paesi africani che a Parigi partecipavano alla riunione Francia-Africa, conclusasi appunto lo scorso venerdì. Paul Kagame ha poi lasciato intendere che Parigi avrebbe imposto ai paesi africani quella dichiarazione. Chissà se l’iceberg Francia si scioglierà nelle calde acque della ragionevolezza o se farà in tempo ad affondare prima la credibilità dell’Onu, poi quella dell’Europa.
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