L’influenza del Monde? Magari è cancro
Parigi. Potrebbe essere molto più che un successo di libreria, il libro di Pierre Péan e Philippe Cohen, La face cachée du Monde (La parte oscura del Monde – il più influente quotidiano francese), pubblicato il 26 febbraio dall’editore “Mille et une nuits”. In pochi giorni sarebbero state vendute oltre 60.000 copie di questo libro che attacca frontalmente “il quotidiano di riferimento” accusandolo di duplicità e di gravi derive deontologiche, mostrando il sistema intimidatorio organizzato dai dirigenti del quotidiano per sostenere e consolidare la propria influenza. Le accuse del libro sono dirette contro il “triumvirato” che dirige il quotidiano: Jean-Marie Colombani, direttore e presidente del direttorio, Edwy Plenel, direttore della redazione, e Alain Minc, ex braccio destro dell’Ingegner Carlo De Benedetti in Francia e presidente del consiglio di sorveglianza e della Società dei lettori di Le Monde (indubbiamente un uomo giusto al posto giusto, visto che, per un suo libro su Spinoza, il 16 ottobre 2001 Alain Minc è stato condannato dal Tribunal de Grande Instance de Paris per plagio e copia servile). Non è certo possibile riassumere in qualche riga le 614 pagine del libro, anche perché ci sembra opportuno verificare per quanto possibile l’esattezza delle affermazioni degli autori, ma già ora possiamo dire che là dove sarebbe stata opportuna una risposta dettagliata su accuse precise Le Monde ha preferito assumere la postura moralista che gli è abituale, definendo le accuse come un cumulo di errori, menzogne, diffamazioni e calunnie. Ma per il momento non c’è risposta, per esempio, sulla connivenza che negli anni ‘80 unì Bernard Deleplace, segretario generale della Fasp, il più importante sindacato di polizia, e Edwy Plenel, all’epoca cronista ed oggi direttore della redazione e “simbolo” del giornalismo d’investigazione francese. Deleplace avrebbe offerto a Plenel la possibilità di sviluppare la sua personale rete di informatori all’interno delle forze dell’ordine al più alto livello, riuscendo così i primi “scoop” che permisero al giovane cronista di fare carriera nella redazione di Le Monde; Plenel in cambio non solo avrebbe scritto articoli elogiativi a sostegno di Deleplace e del suo sindacato, ma si sarebbe anche direttamente occupato in modo riservato del giornale della Fasp. Il connubio durò fino a quando Deleplace venne costretto alle dimissioni per aver trafficato con i soldi del sindacato. Plenel in un articolo difese Deleplace affermando come nessuna irregolarità contabile fosse stata constatata. Piuttosto che rispondere ad accuse come questa, Edwy Plenel preferisce parlare del libro come di un «processo poliziesco ad hominem», specialità in verità non sconosciuta allo stesso Plenel. Il direttore, Jean-Marie Colombani, commentando il libro di Péan e Cohen ha così concluso il suo editoriale del 26 febbraio: «L’odio [è], la più triste delle passioni. Un odio che, purtroppo, abita il libro che ci è stato consacrato». Quest’uomo così sensibile, direttore di Le Monde dal primo marzo 1994, forse dimentica cosa scrisse il suo giornale il 10 settembre 1994 sul cancro che stava uccidendo François Mitterrand: «l’essenziale consiste, per via chirurgica, a fare di tutto per aiutare l’evacuazione dell’urina. Dopo il taglio endoscopico uretrale» e per decenza lasciamo perdere il resto. Chissà com’è che nella reazione di Le Monde al libro di Pierre Péan e Philippe Cohen il gusto per i dettagli ora sembra svanire.
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