Americani favorevoli all’intervento: effetto 11 settembre
Perché, diversamente dagli europei, la maggioranza degli americani si fida della politica di G. W. Bush verso l’Irak? Albacete spiega che dipende dalla percezione post-11 settembre: «L’appoggio alla guerra non si basa su uno studio teorico della situazione mondiale e delle minacce agli interessi americani. L’appoggio viene da un’esperienza di minaccia agli ideali che sostengono l’esperimento americano. Ci sono differenze di opinione circa come esattamente si debba rispondere a questa minaccia, ma non è una discussione teorica. è una cosa molto pratica. Molti pensano che non c’è tempo per una discussione teorica, che una guerra contro la realtà americana è già cominciata l’11 settembre 2001, e che adesso si tratta di difendersi nel modo migliore riportando la guerra dove è cominciata. Che possa non essere partita dall’Irak è secondario. Per gli americani è partita dai problemi politici del mondo arabo e in tale contesto l’Irak sta dalla stessa parte dei terroristi, anche se magari non era direttamente coinvolto negli attacchi dell’11 settembre».
I cattolici Usa? Più protestanti dei protestanti
Come mai anche i cattolici statunitensi appaiono in maggioranza favorevoli all’intervento militare? Dice Albacete: «I cattolici americani stanno reagendo alla minaccia della guerra come tutti gli altri cittadini. Non ci vedono niente a che fare con la loro fede cattolica. I vescovi americani si sono opposti alla guerra (o per lo meno, la Conferenza episcopale), ma questo non ha assolutamente alcun effetto su quello che pensano i cattolici americani. Essi non basano più i loro giudizi etici sulle dichiarazioni dei vescovi. Il Presidente Bush non ha paura di una “reazione cattolica americana” contro di lui, e in verità non c’è alcuna ragione politica per cui dovrebbe temerla. In ogni caso, i cattolici americani sono ancora in stato di shock dopo la scoperta degli abusi su minori da parte di preti, e di quello che molti considerano un tentativo di insabbiamento da parte dei vescovi, così che per il momento la voce morale della Chiesa soffre di una mancanza di credibilità».
…ma qualcosa di nuovo sta accadendo in mezzo a loro
«La maggior parte dei cattolici americani pensa ed agisce politicamente seguendo i criteri che guidano tutti gli altri americani. Le loro scelte politiche non sono generate dall’identità cattolica. è vero che nel mezzo di tutto ciò un numero crescente di cattolici americani sta riconoscendo che c’è qualcosa che non va. Sta cercando rimedi, in modo che la loro esperienza di fede cattolica possa generare una proposta culturale per la nazione americana basata sulla passione della gente per la libertà e il loro disprezzo per l’ideologia. Si tratta, tuttavia, di un gruppo ancora molto piccolo, sebbene nella nostra esperienza del Movimento (di Comunione e Liberazione – ndr) stia crescendo più in fretta di quanto avremmo immaginato. Il nostro carisma sta iniziando ad attrarre molti preti ed essi stanno cercando modi di condividere la loro esperienza con i loro parrocchiani. Perciò, forse, stiamo già guardando al futuro del cattolicesimo americano».
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