Il nuovo fronte? In Eurasia
Fino a tre anni fa era “l’isola della stabilità” in Asia Centrale. Oggi il Kirghizistan è “il mal di testa” che affligge una regione compresa tra la Cina, il Tagikistan, l’Uzbekistan e il Kazakistan.
Un paese dove la penetrazione dei gruppi fondamentalisti islamici cresce all’ombra delle 1.000 organizzazioni musulmane e 2.500 moschee costruite negli ultimi dieci anni coi petrodollari arabi. E ora, vigilia di un probabile conflitto in Irak, i servizi di sicurezza temono un’offensiva dell’“Hizb ut-Tahrir”, il «Partito della liberazione islamica», che dice di voler rispettare i principi della democrazia, ma che recenti perquisizioni negli appartamenti di affiliati hanno condotto alla scoperta di armi e materiale propagandistico che incita al rovesciamento dei governi laici dell’Asia centrale, all’instaurazione di un califfato senza frontiere governato con le leggi della sharia e alla “guerra santa” contro Stati Uniti e Israele. Secondo rapporti dei servizi di sicurezza kirghizi, l’“Hizb-ut-Tahrir” (che, solo in Kirghizistan, conterebbe nelle sue fila già 3mila estremisti) sta accentuando la sua azione di reclutamento nella valle della Fergana al confine con l’Uzbekistan e lungo la frontiera col Tagikistan, regioni da cui gli islamisti starebbero per lanciare la loro sfida al governo del presidente Askar Akaev.
Chi ha rubato l’ossido d’europio?
Ciò che maggiormente preoccupa gli agenti dell’antiterrosimo Usa in Asia centrale (che in Kirghizistan hanno la loro base operativa) è il furto avvenuto l’8 gennaio scorso in una fabbrica chimico-metallurgica, dove un commando di uomini armati e mascherati ha fatto irruzione e si è impossessato di 23 casse (per un totale di 460 chilogrammi) di ossido di europio, un composto che tra l’altro viene utilizzato nei processi di fissione nucleare. D’altra parte il Kirghizistan è il punto di snodo asiatico della pressione islamista verso Russia ed Europa. è per questo che, dopo aver fornito agli Usa una base logistica per la guerra contro i Talebani, il Kirghizistan ha ricevuto nel 2002 dagli americani 92 milioni di dollari di aiuti (per la maggior parte militari). Oggi gli Usa hanno stabilito in Kirghizistan una base militare aerea (a Manas, nei pressi della capitale Bishkek, non lontano da Kant, base militare russa), sono presenti con un contingente di duemila uomini e l’ambasciatore americano John O’Kiff preannuncia per il 2003 il raddoppio degli aiuti economici di Washington a Bishkek. Nonostante le iniezioni di dollari il paese però non decolla e, anzi, il Fondo Monetario Internazionale che controlla la politica economica del Kirghizistan teme il rischio di una sua bancarotta: nell’ultimo triennio in Kirghizistan sono state chiuse 155 fabbriche; il fiume di investimenti stranieri si disperde nei mille rivoli della burocrazia e della corruzione; le nascite continuano a diminuire, l’emigrazione a crescere (500mila kirghizi al di sotto dei 34 anni sono emigrati in Russia); il debito estero pro capite ha raggiunto un livello record rispetto a tutte le altre repubbliche ex-sovietiche e oggi ammonta complessivamente a quasi 2 miliardi di dollari. Il sud del Kirghizistan è inoltre anche il centro del narcotraffico. La quantità di stupefacenti confiscati negli ultimi tre anni è quintuplicata e la città di Osc ospita “uffici” di narcotrafficanti e fabbriche per la lavorazione della droga che viene poi esportata in Russia e in Europa.
0 commenti
Non ci sono ancora commenti.
I commenti sono aperti solo per gli utenti registrati. Abbonati subito per commentare!