E ora gli insegnanti

Di Tempi
27 Marzo 2003
“Il problema della scuola non sono i programmi, sono i docenti”. La posizione ideologica dei sindacati e il poco coraggio della riforma. Parola di Angelo Panebianco

Angelo Panebianco, professore ordinario di Relazioni internazionali presso la facoltà di scienze politiche dell’Università di Bologna, editorialista del Corriere della Sera, ha accettato di esporre a Tempi alcuni giudizi sulla riforma Moratti e sulla collocazione degli insegnanti.
Professore, un suo giudizio sulla riforma…
Ho un punto di dissenso sulla riforma ma complessivamente la valuto positivamente. Il punto di dissenso è sul taglio che è stato fatto all’ultimo anno del liceo. C’è una valutazione di due anni in due anni, quindi il liceo è diviso in quattro anni con un quinto anno finale che è poco chiaro (come io avevo già detto quando vidi la bozza riforma e come ho fatto presente a suo tempo a Bertagna). Non sono convinto da questo tentativo di razionalizzare che significa, in qualche modo, colpire una istituzione come il liceo con una “cosa” ibrida e non chiara nelle finalità pedagogiche. Questo è il mio punto di dissenso che c’era e che rimane perché non è cambiato nulla rispetto alla proposta di due anni fa.
Sono invece favorevolissimo soprattutto al secondo canale professionale, che è la vera e propria grande mancanza del sistema di istruzione italiano, e credo che tutti gli sforzi vadano concentrati lì, anche perché non abbiamo una tradizione a cui appellarci. Ci sono cose che sono state fatte dai privati (ad esempio dai salesiani), ma non abbiamo esperienze sul territorio nazionale a cui rifarci, e quindi è certamente un’opera difficile. E ci sono Regioni che sono contrarie, ideologicamente contrarie, al secondo canale. Non l’hanno mai attivato, anche se già l’attuale legislazione consentiva loro di muoversi sulla via della costruzione di un solido canale di formazione professionale.
La Cgil ha contestato l’introduzione del “secondo canale”…
Certamente, perché è la sinistra che è contraria. La posizione della Cgil, esagerando ma non troppo, è sempre stata “tutti al liceo classico”. Sono stati per un lunghissimo periodo di tempo ispiratori di tutti i progetti del biennio unico dopo le tre medie e quindi sono sempre stati contrari a canali di formazione professionale perché, dal loro punto di vista, è una scuola di serie B e via discorrendo. In questo doppio canale la Cgil, anziché un’esigenza per dare a tutti i ragazzi una formazione che li portasse nel mondo delle professioni successive (che è quello che hanno fatto tutti gli altri paesi), ha sempre visto un’operazione classista e contro questa si è sempre battuta. La Cgil ma anche i Ds sono sempre stati complessivamente contrari.
Lei a suo tempo è intervenuto ripetutamente sul ruolo degli insegnanti. La riforma a questo proposito dice poco di nuovo.
Non possiamo non ricordare che anche Berlinguer, siccome non poteva affrontare la questione della professionalità degli insegnanti, perché aveva i sindacati contro, partì dal riordino degli scatoloni. E i ministri della pubblica istruzione, siccome sentono difficoltà enormi nell’affrontare il tema della professionalità degli insegnanti, della costruzione di percorsi che diano professionalità agli insegnanti, tendono a scantonare su questo punto, a lasciarlo nel vago, a rinviarlo a momenti migliori che non arrivano mai. In realtà il problema della scuola non sono i programmi, sono gli insegnanti. Se gli insegnanti sono bravi una scuola, anche con cattivi programmi, è una buona scuola. Una scuola con ottimi programmi ma pessimi insegnanti non è una buona scuola. Il problema della professionalità degli insegnanti è il problema centrale della scuola, e il punto sul quale si concentra l’opposizione sindacale.
L’introduzione del “doppio canale” e insieme le attribuzioni che passeranno alle Regioni in conseguenza della riforma del titolo V della Costituzione potrebbe offrire una strada da percorrere? L’assessore alla formazione della Regione Lombardia, Guglielmo, ha già annunciato un “modello lombardo” con gli insegnanti assunti direttamente dai singoli istituti…
Alcune Regioni, la Lombardia in testa, possono fare questo, quindi possono sfruttare le novità combinate della riforma costituzionale e della riforma dell’istruzione per introdurre novità; ma nel complesso penso che le regioni non lo faranno per un lungo periodo di tempo. Sono abbastanza scettico sulle capacità innovative in questo campo di molte regioni italiane, diciamo della maggioranza. È probabile che la Lombardia sì, ci riesca; e così anche altre regioni del nord, prima o poi, arriveranno a trovare su questo terreno delle soluzioni innovative anche per il rapporto tra la formazione professionale e il tessuto produttivo di piccole e medie imprese… però, detto questo, il problema della professionalità degli insegnanti, che è il tema di cui stiamo parlando, deve ricevere un formidabile impulso dal centro altrimenti non si può pensare che siano solo le regioni a poter affrontare questo tema ciascuna per suo conto.
È appena uscita una comunicazione della Cgil che invita a organizzare in tutte le scuole manifestazioni anti guerra…
No comment, guardi, lasciamo perdere.

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