Il manifesto di Saddam

Di Manes Enzo
03 Aprile 2003
Quelli de Il Manifesto non ne potevano più

Quelli de Il Manifesto non ne potevano più. Intelligenti per definizione, per un po’ si sono trattenuti. Poi, il direttore Riccardo Barenghi ha detto stop, spazzando e spezzando le ipocrisie che per qualche giorno avevano contaminato anche il glorioso quotidiano comunista. Ha tuonato: non si può far finta di niente di fronte al coro di chi desidera che la guerra finisca il più presto possibile con la vittoria degli americani. Porre fine a bombardamenti, ammazzamenti, attentati suicidi è certo un problema. Ma la via per risolverlo non è convincente. Perché lui, a nome dei suoi, sta per definizione dall’altra parte. Come sempre. Come quando il giornale tifava per la rivoluzione di Khomeini. Come quando si schiera per l’Intifada (prima, seconda, terza, infinita). La lotta di lunga durata emoziona ancora questi compagni giornalisti. Se poi il nemico è a stelle e strisce l’eccitazione cresce: l’ideologia è più efficace del Viagra. Allora che se la sudino gli aggressori la vittoria contro Saddam. Così sul popolo iracheno non solo missili, ma finalmente anche una testata. Intelligente.

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