Cape Horn dell’antiamericano

Di Castagneto Pierluigi
03 Aprile 2003
A Livorno vi potrebbe capitare di vedere un furgoncino targato Pisa con una scritta: «Scusate la targa, sono livornese al cento per cento»

A Livorno vi potrebbe capitare di vedere un furgoncino targato Pisa con una scritta: «Scusate la targa, sono livornese al cento per cento». Pisani e livornesi non si può dire che si amino e in genere quando perde una squadra di calcio, gli altri godono. Solo la politica li ha sempre uniti: sono entrambi “rossi” da tempo immemorabile; gli uni in modo sanguigno, gli altri, più snob, in modo intellettuale. “Rossi” lo sono anche oggi, tanto che le elezioni hanno un esito scontato. Un altro fatto però li unisce. Camp Darby è la base logistica delle forze armate americane in Italia ed è posta proprio tra le due città. I comunisti prima e i nuovi pacifisti oggi, non l’hanno mai sopportata e l’hanno resa il simbolo dell’imperialismo americano tanto da trasformare il comprensorio delle due città nella capitale del pacifismo italiano. Cominciarono nel novembre scorso con la manifestazione no-global e sono andati avanti sino al mese scorso con cortei davanti all’entrata della base e relativo sfondamento simbolico dei reticolati. Del blocco dei treni che trasportavano materiale bellico il procuratore di Pisa disse che non era ravvisabile alcun reato. Da queste parti, grazie alla pace, anche la giustizia chiude un occhio. Non osate pensare che quegli intrusi alla base statunitense dovrebbero subire processo per violazione delle aree militari. Vi taccerebbero di essere degli sporchi guerrafondai. Sempre in nome della pace, tra l’Arno e i Fossi, tutto è permesso: attaccare l’arcobaleno sulla torre di Pisa oppure imbandierare la chiesa livornese di Santa Caterina, ma anche perdere 280 mila dollari di commesse. Il fatto è accaduto per opera dei “duri” e “puri” della Cgil. La nave cargo della marina Usa “Cape Horn” la scorsa settimana aveva la necessità di effettuare lavori urgenti di riparazione tanto da rivolgersi al cantiere Orlando gestito da una coop operaia dal 1996. Occasione da non perdere per dare una boccata d’ossigeno ai disastrati bilanci della società che da anni naviga in cattive acque. E così applicando alla lettera il motto del segretario generale Epifani che non vuol stare né con Bush né con Saddam, la nave, rifiutata anche dalla Fincantieri alla Spezia, sarà riparata nell’arsenale di Tolone. I francesi sono più furbi: sono contro la guerra ma gli affari li sanno fare. Terminata la brutta figura della Cape Horn con tutti gli strascichi polemici tra confederazioni sindacali, i disobbedienti, muniti di grande bandiera coi colori dell’iride, hanno bloccato venerdì scorso l’entrata della raffineria Agip mostrando la scritta «metti sabbia, non olio nel motore della guerra». L’ultima è di domenica scorsa: l’intelligence dei pacifisti «livornopisani» aveva avuto la soffiata che da Camp Darby sarebbero partiti alcuni camion con ordigni per gli aerei diretti al porto di Talamone. Immediata mobilitazione: un corteo di auto guidate da un camion ha occupato la strada tra Pisa e Talamone e un migliaio di disobbedienti hanno sfilato a Pisa. Delle bombe nessuna traccia, ma d’ora in poi almeno pisani e livornesi non si guarderanno più in cagnesco.

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