Pose (e azioni) virtuose

Di Raimondi Luca
10 Aprile 2003
Guerra, dunque. In Irak si combatte casa per casa e solo la caduta di Saddam porrà fine al conflitto

Guerra, dunque. In Irak si combatte casa per casa e solo la caduta di Saddam porrà fine al conflitto; in Italia, nelle strade, nelle università, nei luoghi di lavoro, nel parlamento si combatte comunque: un conflitto diverso, fatto non di bombe o imboscate, ma animato da un’ideologia non meno violenta. Non sembra esserci alternativa alla logica della guerra per rapportarsi con chi ha un’idea diversa. Ma, in questo clima, come è possibile ricostruire? L’errore è concepire la pace come fine. La pace che ci serve è un metodo nuovo di lavoro: partire dalle opere di cui la creatività di tanti uomini è stata ed è capace. Questa pace può svilupparsi solo da un bene presente. Spetta agli uomini, però, l’onestà di riconoscerlo. Come in alcune università, dove studenti non credenti fanno “gruppi di aiuto allo studio” insieme a studenti cattolici; o in territori a maggioranza musulmana, dove cattolici e islamici insieme fanno asili, progetti di sviluppo rurale, orfanotrofi. In Italia, come in Medioriente, quindi, la via da percorrere è ancora una volta quella che pone al centro l’uomo e il suo bisogno; attuata da persone consapevoli del proprio limite, ma capaci di cooperare per il bene di tutti. è questa la base per un compromesso virtuoso.

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