Il tempo dei giovani
È passata l’epoca schizofrenica in cui ogni due giorni ti chiamava un lontano amico che voleva vendere i prodotti tipici via Internet, ma rimane il sogno. Marco Poltronieri da Verona passa le domeniche a fare il risotto all’isolana alle compagnie di amici. E sogna di aprire un locale. Per Roberto Sanseverino da Napoli, invece, il sogno è diventato il Cellaio, un wine bar colto, dove esprime tutta la sua passione per il vino (a Napoli in Via Carlo Poerio, 54b).
Poi ci sono Floriano e Rosanna che a Piasco (Cn) si son messi a fare i succhi di frutta, e Marco Pasquali di Campagnano (Rm), che presto, lo so già, con la sua bella moglie aprirà un locale per mettere a frutto la sua passione per i vini del Lazio, i formaggi, il caffè (di Giovanni Frasi).
Potrei andare avanti ancora a raccontare di quei giovani straordinari che mettono le mani in pasta con l’agricoltura. C’è un ritorno florido, consapevole, attento, accompagnato anche dalla Coldiretti che, in questi giorni, con i Clubs di Papillon sta raccogliendo le firme per la legge sulla trasparenza delle etichette. L’ultimo numero di Papillon appena uscito (che cambia formato dopo 11 anni), traccia il profilo di questi amici e degli amici degli amici incontrati dentro ai Club. E viene dedicato a Simona Ventura che a Milano ha aperto un localino (Satin, in piazza Diaz, 3) con la sorella.
Con tutti loro vorrei bere il vino dell’ultimo giovane tosto che ho conosciuto. Si chiama Eugenio Rosi (tel. 0464 461375) e fa un Marzemino strepitoso. (massolon@tin.it).
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