I nemici intorno a noi e dentro di noi

Di Tempi
24 Aprile 2003
Dopo il successo militare americano in Irak i nemici dell’Occidente proveranno a colpire

Dopo il successo militare americano in Irak i nemici dell’Occidente proveranno a colpire. Di nuovo l’America e poi verrà il turno di noi europei. Come fermarli? Con le armi dell’educazione nostra e della conoscenza del nemico. Il contenuto dell’ideologia su cui poggia il terrorismo islamista ci è stato presentato in queste pagine dall’ottimo Richard Newbury (Tempi 16). Ma chi sono i propalatori dell’ideologia travestita da impeto religioso? Vestono abiti di imam, intellettuali, professionisti, educatori. Agiscono sotto la copertura di scuole coraniche, università, moschee. Propagandano una visione ultracristallizzata, iperideologizzata e politica del Corano; insinuano nelle comunità islamiche di tutto il mondo il fuoco dell’irredentismo antioccidentale.
I messaggeri dell’estremismo islamico portano un messaggio apocalittico, ma vivono ben integrati nelle nostre società occidentali. Le inchieste dei servizi di sicurezza e le ricerche sociologiche mostrano che il fenomeno di Al Qaeda e dei gruppi terroristici suoi affiliati riguarda una ristretta élite di borghesia araba che ci conosce e ci frequenta assiduamente nelle università, nelle scuole, nei media. Le masse arabe non sono affatto schierate con questa élite – come si è visto per le strade di Baghdad quando il popolo ha avuto la certezza della fine del regno di Saddam – ma sono costrette a subirne la propaganda. Per l’avanguardia estremista che si proclama illuminata e portatrice del verbo originario, puro, incorrotto dell’islam, tali masse non sono altro, né più, né meno, che i vecchi “utili idioti” di bolscevica memoria.
Dopo l’11 settembre è stato provato non soltanto che gli ideologi del terrore possiedono ingenti risorse finanziarie, ma che tali risorse vengono impiegate sia per il mantenimento delle cellule terroristiche, sia per finanziare la penetrazione dell’ideologia dell’islam radicale in Tv, giornali, siti Internet, eccetera. Questa strategia non verrebbe attuata soltanto nel mondo arabo e, anzi, si starebbe affinando in Europa, dove i terroristi sembrano voler sfruttare con calcolato opportunismo certo risentimento antiamericano e le ambiguità di tendenze culturali utopiste e critiche oltre ogni misura e buon senso nei riguardi dell’Occidente. Vedi ad esempio lo schiumante livore antiamericano di quel residuo di comunisti e nazifascisti nostrani che circolano nelle scuole e su Internet; le aspre parole d’ordine anti-Usa che hanno caratterizzato il movimento pacifista e no global; ma anche certo stolto ecumenismo e terzomondismo di cattolici che confondono la difesa dei diritti e delle libertà delle comunità islamiche sul continente, con una pericolosa accondiscendenza al rifiuto di ogni politica di educazione, reciprocità, integrazione tra mondo islamico e Occidente da parte di settori dell’islam.
Dopo l’Irak, ci aspettano dure prove. Se vogliamo vincerle bisognerà impegnarsi in modo serio e accanito per liberare l’orizzonte italiano (dunque le scuole, le università, i giornali) dalla confusione, dalle menzogne e dalle utopie che regalano punti ai nemici nostri e degli stessi popoli dell’islam. I quali si aspettano da noi occidentali non pietismi terzomondisti, filoislamismi da complessati e connivenza con utopie dal dna nazi-comunista. Ma realismo politico, pace, lavoro, democrazia. E, diciamocelo finalmente, la libertà cristiana.

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