Il mio maestro discreto

Di Massobrio Paolo
24 Aprile 2003
“Per giudicare un vino, occorre abbassarsi a conoscerlo”

Metti una sera a Legnano, davanti a 160 persone sedute in silenzio, a sentire parlare dell’Ascolto del Vino e della tecnica degli abbinamenti. Era perfetto il lardo col Grignolino, e lo schema proiettato sulla lavagna luminosa confermava quanto la pratica corrispondesse alla teoria. L’invito m’era arrivato da Giovanni Longo, titolare della più bella enoteca d’Italia (un Golosario vivente, per intenderci), che ogni anno coinvolge i suoi clienti in un corso di degustazione. Con Giovanni eravamo compagni di banco ai corsi per diventare sommelier, e ricordo quando Luigi Gaviglio ci parlava dei pionieri dell’Associazione Italiana Sommelier, senza i quali, oggi, io e Marco Gatti non avremmo mai potuto scrivere l’ultimo libro. Tra i fondatori dell’Ais voglio ricordare il grande Jean Valenti, che compie 80 anni in questi giorni e che ha sempre seguito la crescita di noi che eravamo più giovani con un’affezione discreta, curiosa, amabile. Quanto abbia fatto Jean Valenti per il mondo del vino è incommensurabile; tutta un’altra stoffa rispetto all’atteggiamento spocchioso degli ultimi arrivati che, davanti ad un vino, anziché abbassarsi a conoscerlo, lo giudicano con schemi mentali prestabiliti. Gli regalerò, con una certa titubanza, l’Ascolto del Vino, unendo ai miei auguri e ai miei ringraziamenti, anche quelli del conte Riccardi, di Peppino Zola, di Edoardo Raspelli e di tutti i soci onorari del Club di Papillon. Se oggi esistiamo, lo dobbiamo anche a Jean. Cin Cin con un Billecard Salmon, anche alla faccia del boicottaggio. (massolon@tin).

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