Tenchiù
Vogliono essere ringraziati. Per la loro grande e generosa disponibilità alla tutela dell’interesse nazionale. Per lo straordinario contributo offerto a una politica estera bipartisan. Per l’autorevolezza che hanno voluto conferire al governo del paese nell’attraversare la grande crisi europea e mondiale legata alla guerra dell’Irak. Per aver sacrificato particolarismi propagandistici e aver privilegiato chiaramente i doveri della politica ai piaceri della piazza pacifista. Per aver tenuto fermo, nonostante ogni sondaggio e vento contrario, il loro lucido disegno di legittimazione di una sinistra post-comunista e post-sovietica, che aveva cominciato a profilarsi durante la crisi del Kosovo. Per aver restituito alla maggioranza quel fair play che l’opposizione aveva mostrato loro quando fu bombardata per settantotto giorni la Serbia, senza i voti necessari, sotto il governo dell’onorevole D’Alema. Vogliono essere ringraziati perché si sono impegnati controcorrente a far capire come stessero realmente le cose alle fiumane di italiani presi da vera angoscia e da spaesamento di fronte al terrorismo internazionale e alle sue conseguenze. Vogliono essere ringraziati per la coerenza con cui hanno trattato l’Onu, dicendo no alla sua guerra di liberazione del Kuwait dieci anni fa, facendo una guerra balcanica che dell’Onu se ne infischiò, ripetendo infine che con o senza l’Onu la guerra di liberazione delle settimane scorse era ingiusta e inumana senza se e senza ma, e vogliono di nuovo essere ringraziati per essersi astenuti sull’invio di aiuti umanitari e truppe per l’ordine pubblico nonostante mancasse il timbro delle amate Nazioni Unite. Vogliono essere ringraziati per aver messo disinteressatamente a disposizione del paese la loro cultura politica, imponendo con severo rigore la distinzione logica e storica in seno al movimento pacifista, comprendendo che era necessario battersi contro Saddam Hussein, discutendo senza pregiudizio le nuove teorie elaborate dall’Amministrazione americana dopo l’11 settembre. Vogliono essere ringraziati perché è anche un po’ merito loro se la guerra è stata breve, visto che non erano del tutto sicuri di volerla lunga, e vogliono essere ringraziati perché hanno trattato con la giusta e ruvida critica di ogni opposizione, ma senza eccessi propagandistici, il governo italiano. Gli hanno dato insieme di guerrafondaio e di imboscato, poi dopo la vittoria si sono astenuti: per queste cose essi, i capi in battaglia del centrosinistra, ora vogliono essere ringraziati. Grazie.
Giuliano Ferrara, “Vogliono essere ringraziati”, Il Foglio, 17.04.03
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