Se Berlusconi non fosse un rivoluzionario, sarebbe un reazionario borghese di questa sinistra italiana
Da parecchi anni la cronaca italiana convive con un giudice di Milano al giorno, un fascicolo aperto e un calzino da rivoltare qualunque sia la disgrazia che capiti sotto il cielo. Più di recente l’Italia è diventata una Repubblica fondata non sul lavoro, ma su una manifestazione ogni tre giorni, una polemica Rai ogni due, un pacifismo buono per tutte le stagioni e, soprattutto, a furia di scherzare col fuoco (l’“errore” degli insulti a Pezzotta e magari anche dei Bancomat a fuoco per autocombustione o delle vetrine dei negozi spaccate per eccesso di “indignazione”), su un’opposizione che naturalmente “insorge” un giorno sì l’altro pure, spaventosamente regredita all’estremismo (che persino il feroce ma non stupido Lenin considerava «malattia infantile del comunismo»). Ciononostante i grandi media italiani continuano a occuparsi seriamente di chiacchiere, “correntoni”, psicanalisi del Cof, Ulivi 23 e si sentono poco giovani se non scendono anche loro a ballare un po’ il rock a piazza san Giovanni. C’è sempre in giro molto complesso di non apparire nemici del pigro conformismo dominante. Si può dire in Tv e scrivere apertamente sui giornali importanti che oggi la sinistra italiana rappresenta nient’altro che l’arcobaleno dei vizi capitali, niente che non sia ira, odio, invidia, accidia, gola, intemperanza, lussuria? No, non sta bene. E poi non veniamo un po’ tutti da quella parte? Sì, tutta la nostra classe dirigente si crede progressista ed erede, anche se per vie diverse, tortuose o voltagabbana, del ’68. Solo Berlusconi è un marziano venuto dal popolo, che non è mai stato né fascista, né (subito dopo il fascismo) comunista, se ne sbatte del mito partigiano del 25 aprile e ripete a iosa che senza l’America la democrazia in Italia non ce l’avrebbe regalata né il Pci di Togliatti e di Stalin, né ce la preservano ora i giudici golpisti di Tangentopoli. Se Berlusconi fosse davvero quel brigante e affarista raccontato da certi affaristi e briganti di sinistra (compreso quella cattolica ovviamente) che ci governano da decenni nelle scuole, nelle università, nei giornali, nelle pubbliche amministrazioni, nelle case editrici, è da tempo che avrebbe mollato tutto, per sparire in un più che buon retiro nord-americano e caraibico. Però, siccome Berlusconi è semplicemente un genio con le palle, uno che è sin qui riuscito a tenere il timone del governo e del consenso nonostante tutti gli incredibili guai giudiziari, i terremoti, le guerre che gli sono piovuti addosso, rimane in Italia e combatte la battaglia di libertà, riforme e modernizzazione che la sinistra vorrebbe far perdere a tutti gli italiani. Una battaglia che difficilmente Berlusconi vincerà, perché senza un’opposizione adulta e responsabile non si può pensare di riuscire sul serio a rimettere in piedi un Paese divorato dalle pensioni e dagli scioperati, dagli scassinatori di Stato e dai nati per fare gli affari propri e avvelenare ogni sorgente che non sia di Palazzo (come da oltre vent’anni sa fare con grande professionalità, abilità e petulanza La Repubblica degli Scalfari&De Benedetti). Sì, vero, Berlusconi farebbe bene a vendere la Rai e Mediaset, Previti e Galliani. Il fatto è che non sono i conflitti di interesse, la giustizia, le riforme, il lavoro, la scuola, che interessano ai cacciatori della testa di Berlusconi. Il problema non sono i problemi di Berlusconi – lo capisce anche uno come Bertinotti – il problema sono i problemi di questa sinistra dei vizi capitali.
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