No alle liste bloccate alle Europee

Di The Silver Team
01 Maggio 2003
Una lettera ai presidenti di Camera e Senato ha riaperto la questione del sistema elettorale per le europee 2004

Pare che ci stiano riprovando un’altra volta. Una lettera ai presidenti di Camera e Senato ha riaperto la questione del sistema elettorale per le europee 2004. In pratica si torna a proporre di votare su liste bloccate. Non è senza significato che la lettera sia a doppia firma Podestà-Imbeni. Perché quest’alleanza di personaggi di Forza Italia con personaggi Ds? Per i Ds è presto detto: andare a votare su liste decise dalla segreteria dei partiti significa disinnescare la mina Cofferati e non trovarsi poi a dover reggere l’impatto di un plebiscito a favore dell’ex segretario Cgil, con l’assai probabile ridimensionamento dei candidati della segreteria del partito. Quale sia il calcolo di aree di Forza Italia, al di là di piccoli interessi di bottega di qualche singolo candidato, è più difficile da rintracciare.
Qualcuno sostiene che Berlusconi sarebbe forzato dagli annunciati problemi giudiziari ad anticipare le politiche e ad abbinarle alle europee. Tornatone elettorale unico con possibilità di gestione unitaria, minori costi finanziari e organizzativi, maggiore efficacia comunicazionale. è un’analisi che a noi sembra piuttosto improbabile. Non si capisce, per esempio, quale interesse avrebbe il premier ad accontentare la piccola corte dei ras di partito, scontentando al contempo la ben più vasta area delle rappresentanze composite che si sono riconosciute in Forza Italia. Sia come sia, a noi preme di sottolineare che se veramente dovessero mettersi in moto le macchine di partito per arrivare a una nuova legge elettorale, ci troveremmo in presenza di un vulnus democratico.
Finora il sistema elettorale europeo ha permesso alle realtà che ne erano in grado, di esprimere il proprio radicamento sul territorio e di essere valutate anche per l’apporto elettorale. In pratica il partito riconosceva il contributo di voti, di rapporti e di idee ricambiando con adeguata visibilità. Con la nuova legge si passerebbe dal regime del “riconoscimento” a quello della “concessione”. E lo statuto della concessione, soprattutto in politica, non ha altra regola se non il benestare della propria volontà. Ovvero non deve rendere conto a nessuno se non al proprio capriccio e tornaconto.
Ora, il problema è che non si capisce perché realtà certe della propria storia e della propria responsabilità debbano accettare coscientemente di essere marginalizzate. E nemmeno si capisce perché debbano accettare supinamente un processo che impoverisce oggettivamente il tessuto democratico italiano. E infatti gli osservatori più avveduti prevedono un quadro politico in movimento.

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